Di Silvia Pellegrino, Fabrizio Gervasoni
Le motivazioni riportate dagli intervistati erano eterogenee e risentivano ancora, nella maggior parte dei casi, della paura di contagio che ha caratterizzato il periodo pandemico. Tuttavia, è interessante notare come, mentre il numero complessivo di anziani che ha rinunciato alle cure nel corso degli ultimi anni è progressivamente diminuito, la percentuale di coloro che riferiscono di averlo fatto per difficoltà logistiche o di accesso è aumentata, passando dal 4% del 2021 all’11% del 20222. Tra le motivazioni più ricorrenti di queste difficoltà di accesso è giusto ricordare la distanza o la difficile raggiungibilità delle strutture ospedaliere, così come criticità legate agli orari delle attività sanitarie istituzionali. La Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha proposto diverse soluzioni a questo problema, tra cui il rafforzamento dei servizi domiciliari. Secondo la normativa vigente, il diritto alla salute deve quindi essere garantito anche a coloro che hanno difficoltà a recarsi presso le strutture sanitarie, rendendo il domicilio del paziente il fulcro del percorso di cura e portando inevitabilmente in primo piano il tema dell’erogazione domiciliare dei servizi socio-sanitari.
Le Unità D’Offerta di Cure Domiciliari (UDO C-Dom) rappresentano oggi un servizio con grandi potenzialità in termini di capillarità territoriale e copertura della popolazione. Infatti, sebbene la popolazione anziana sia il target più attenzionato dal PNRR, l’attivazione di una presa in carico C-Dom non presenta limiti di accesso né su base anagrafica, né reddituale: possono essere prese in carico persone indipendentemente dalla loro età, percentuale di invalidità o se ricevano o meno forme di sostegno economico, diversamente da quello che avviene invece in altri tipi di servizi socio-sanitari. Tramite il servizio C-Dom è possibile attivare un Piano di Assistenza Individuale (PAI) ed erogare prestazioni mediche (come, ad esempio, la visita Fisiatrica o Geriatrica), diagnostiche, riabilitative e infermieristiche, per la cura e l’assistenza alle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti delle stesse. Il PAI consente quindi ai pazienti con determinate caratteristiche, di soddisfare anche i loro bisogni riabilitativi (non solo fisioterapici), tramite interventi opportunamente definiti da un Progetto Riabilitativo Individuale (PRI). Questo articolo, partendo da una decennale esperienza di attività fisioterapica sul territorio lombardo, mira a fornire ai colleghi fisioterapisti, chiamati per la prima volta a seguire un paziente nel setting domiciliare, una visione complessiva delle modalità operative, delle potenziali criticità e delle opportunità correlate all’ambiente domestico. Un’organizzazione consapevole e sistematica della presa in carico fisioterapica domiciliare può consentire di migliorare l’efficacia dell’intervento riabilitativo e la qualità del servizio offerto al paziente.
LA VALUTAZIONE FISIOTERAPICA INIZIALE
La documentazione sanitaria del paziente In considerazione del setting particolare nel quale si sta andando a intervenire sul paziente, è imprescindibile una buona organizzazione prima della seduta di valutazione e presa in carico. Innanzitutto è necessario disporre di una sintesi anamnestica del paziente e del P.R.I. prescritto dal medico Fisiatra, a seguito della valutazione specialistica, che potrebbe essere avvenuta durante una degenza ospedaliera, in un setting ambulatoriale o al domicilio. Sulla base delle informazioni contenute in questa documentazione, il fisioterapista potrà recarsi all’incontro con il paziente disponendo degli strumenti e delle scale di misura appropriate per il caso in studio, anche al fine di eseguire una valutazione iniziale il più completa ed esaustiva possibile. Nel caso in cui non fosse possibile visionare preventivamente la documentazione clinica pregressa del paziente, sarà necessario chiedere ai familiari e ai caregiver di renderla disponibile in occasione della prima valutazione domiciliare, al fine di consentire ai Professionisti sanitari la puntuale compilazione del Fascicolo Socio-Assistenziale e Sanitario (FASAS) del paziente. Il contatto telefonico preliminare La predisposizione della documentazione sanitaria pregressa è una delle informazioni che è possibile condividere con il paziente in occasione del primo contatto telefonico per concordare l’appuntamento al domicilio. È necessario assicurarsi, fin da subito, della presenza al domicilio di un caregiver collaborante e autonomo, che possa assicurare l’accesso dei professionisti sanitari all’interno dell’abitazione, supportandoli (se necessario) nella gestione del paziente. È inoltre importante che, almeno in occasione della prima valutazione, sia presente anche un familiare o un caregiver informato sulla storia anamnestica del paziente e sul suo stato di salute, per supportare il Fisioterapista nella completa compilazione della cartella riabilitativa.