Di Marco Primavera
Sebbene la CTS venga prevalentemente considerata una neuropatia periferica, recenti evidenze suggeriscono che questa rappresenti una sindrome dolorosa più complessa che può includere anche aspetti di sensibilizzazione centrale. I pazienti con la CTS spesso riportano dolore, parestesie, disturbi della sensibilità, debolezza a carico della mano e del polso con conseguente diminuzione della loro funzionalità, influendo negativamente sulle attività della vita quotidiana. Esistono anche cause secondarie, come traumi, problematiche metaboliche, infezioni, disordini sistemici, ma nella maggior parte dei casi, esse sono di natura idiopatica. Poiché è una condizione molto diffusa, è importante individuare trattamenti efficaci ed economici; il trattamento della CTS include l’approccio chirurgico e una moltitudine di approcci conservativi. Cerchiamo ora di fare chiarezza e approfondire ciò che riguarda il trattamento conservativo di questo disturbo. Le linee guida raccomandano il trattamento conservativo per la gestione dei sintomi e la perditadi funzione per quei pazienti con CTS da mild a moderate. I principali trattamenti conservativi prevedono educazione del paziente, splint, infiltrazioni steroidee, elettroterapia, terapia manuale ed esercizi. Nella terapia manuale rientrano diversi interventi come il trattamento sia strumentale sia manuale sui tessuti molli, mobilizzazioni articolari, manipolazioni e tecniche di neurodinamica rivolte sia al nervo sia alle interfacce. Negli ultimi anni sono aumentati gli studi sulla terapia manuale utilizzata nel trattamento dei pazienti con CTS, mostrando risultati positivi e incoraggianti nella riduzione dei sintomi e nel recupero funzionale.
I DIVERSI APPROCCI CONSERVATIVI NEL TRATTAMENTO DELLA CARPAL TUNNEL SYNDROME
Trattamento conservativo e chirurgico sono dunque i due approcci principali utilizzati nella gestione di questa patologia a seconda della severità dei sintomi e delle preferenze del paziente. Molti autori suggeriscono che il trattamento conservativo andrebbe usato come primo approccio terapeutico; è stato notato, inoltre, che un gran numero di pazienti con CTS (circa il 61%) tende a evitare il trattamento chirurgico, preferendo altre terapie conservative. L’argomento è molto ampio, di seguito alcune recenti studi che hanno confrontato diverse tipologie di approccio conservativo tra loro, mettendole in relazione. Dalla letteratura emergono evidenze a supporto dell’utilizzo della terapia manuale nel trattamento conservativo della CTS, poiché tramite la terapia manuale è possibile agire e intervenire sui meccanismi del dolore, tramite procedure di desensibilizzazione. In uno studio di Fernández de las Peñas et al. sono stati messi a confronto il trattamento conservativo, valutando l’efficacia della terapia manuale a un anno, con il trattamento chirurgico nei pazienti con CTS. Il trattamento fisioterapico del gruppo sperimentale prevedeva tecniche di desensibilizzazione come: mobilizzazione dei tessuti molli, tecniche di scorrimento del nervo e tecniche rivolte ai siti anatomici di potenziale intrappolamento del nervo (scaleni, piccolo pettorale, aponeurosi bicipitale, pronatore rotondo, legamento trasverso del carpo, aponeurosi palmare). Tutte queste interfacce sono state valutate e trattate dal terapista a seconda dei segni clinici, come il dolore alla palpazione e la riproduzione dei sintomi motori o sensitivi del paziente. Inoltre, sono state proposte tecniche di lateral glides a livello cervicale. Questo trial ha evidenziato come a 6 e 12 mesi non ci siano sostanziali differenze nei due gruppi di pazienti, per quanto riguarda il dolore e la funzionalità, mentre nei followup a 1 e 3 mesi il gruppo sperimentale trattato conservativamente ha ottenuto una maggior riduzione dei sintomi e un miglioramento nel recupero della funzionalità della mano. Questi risultati supportano l’utilizzo del trattamento conservativo come primo approccio nella gestione dei pazienti con CTS, poiché nel lungo termine anche l’intervento chirurgico è ugualmente efficace e i risultati sono sovrapponibili. Una metanalisi del 2021 ha analizzato studi che indagavano l’efficacia di alcuni interventi di terapia manuale in maniera isolata. In particolare, la fibrolisi diacutanea sembrerebbe ridurre l’intensità del dolore, migliorare la funzionalità, la conduzione nervosa e la sensibilità meccanica. Molti autori hanno ipotizzato che la mobilizzazione dei tessuti molli attorno al nervo diminuisca la compressione e riduca i sintomi. Anche se non è ancora stato studiato in maniera approfondita, sembra che il meccanismo alla base della fibrolisi diacutanea possa agire sulle aderenze tissutali e migliorare la mobilità del tessuto connettivo a livello dell’avambraccio e del polso, con il fine di favorire lo scorrimento del nervo mediano all’interno del tunnel carpale. Per quanto riguarda lo stretching, anche quello somministrato autonomamente, gli autori non hanno trovato alcun miglioramento in nessuna variabile valutata nei pazienti con CTS.