Di Francesco Superchi, Fabrizio Gervasoni, Antonella Lo Mauro, Vincenzo Ricci, Arnaldo Andreoli, Antonino Michele Previtera
Con il termine sarcopenia (dal greco “ıȐȡȟ” carne/muscolo e “ʌİȞȓĮ” perdita/mancanza), coniato nel 1989 da Rosemberg, si definisce il progressivo fenomeno di perdita diffusa della massa muscolare, associata alla perdita di forza con conseguente peggioramento delle capacità funzionali del paziente. A questa progressiva degenerazione muscolare consegue un aumentato rischio di disabilità e di mortalità. I pazienti che sviluppano sarcopenia possono presentare limitazioni nello svolgimento delle principali attività della vita quotidiana (Activities of Daily Living, ADL) e nella deambulazione. È possibile descrivere: disturbi dell’equilibrio statico e dinamico, compromissione delle reazioni posturali in risposta agli stimoli perturbanti provenienti dall’esterno e deficit del controllo motorio. Tutte queste variabili possono condizionare negativamente la prognosi del paziente, incrementando, per esempio, il rischio di caduta. Nelle forme di sarcopenia più severe il paziente presenta un maggior grado di dipendenza, richiedendo maggiore assistenza nello svolgimento delle attività di cura della persona. Queste condizioni è possibile che siano correlate a un tasso superiore di mortalità, si rende quindi necessario strutturare protocolli di intervento riabilitativo destinati sia al paziente in regime di degenza, sia al paziente con ipomotilità in trattamento domiciliare.
FATTORI DI RISCHIO
La sarcopenia è convenzionalmente attribuita unicamente al paziente geriatrico, ma è opportuno sottolineare che non è conseguenza esclusiva del fisiologico invecchiamento dell’individuo. Sono infatti numerosi i fattori che possono condizionare l’instaurarsi o il persistere di una perdita di massa muscolare e di funzione. Tra i possibili fattori di rischio si evidenziano la predisposizione genetica del paziente, l’ipomotilità o l’allettamento (e quindi la scarsa attivazione muscolare), alcune disfunzioni ormonali (riduzione dei livelli di testosterone e somatotropina, ormone della crescita; resistenza insulinica), la presenza di disturbi metabolici (come, per esempio, nel paziente con obesità) e i deficit nutrizionali (come in caso di malnutrizione).
TRATTAMENTO RIABILITATIVO
La degenerazione multifattoriale delle unità motorie che compromette globalmente la struttura e la funzione del muscolo striato scheletrico, caratteristica della sarcopenia, impone un accurato inquadramento clinico e l’impostazione di un trattamento riabilitativo complesso, ancora in corso di studio. I Progetti Riabilitativi Individuali (P.R.I.) e i programmi riabilitativi individuali (p.r.i.) dei pazienti con diagnosi di sarcopenia, nella maggior parte dei casi prevedono esercizi di resistenza, esercizi di tipo aerobico e training dell’equilibrio.
L’elettrostimolazione neuromuscolare (NeuroMuscular Electrical Stimulation, NMES) è diffusamente in uso in ambito riabilitativo con numerose indicazioni cliniche, come utile complemento dell’esercizio terapeutico. È infatti riconosciuto il ruolo dell’elettrostimolazione nel trattamento di pazienti con amiotrofia muscolare e in Riabilitazione sportiva per il rinforzo stenico di atleti nei postumi di infortuni. La NMES, attraverso la somministrazione al paziente di corrente elettrica tramite la cute, stimola le terminazioni nervose intramuscolari generando contrazioni muscolari percettibili. L’obiettivo di questa modalità di stimolazione muscolare è quello di incrementare il trofismo muscolare, contribuendo a favorire il recupero funzionale e motorio del paziente.
CENNI DI FISIOLOGIA MUSCOLARE
Fibre muscolari scheletriche
Al fine di meglio comprendere il funzionamento della NMES, è opportuno ricordare le fisiologiche differenze tra i tre differenti tipi di fibre muscolari scheletriche: le fibre lente, rosse o ST (Slow Twitch) o tipo I; le fibre a scossa rapida o FT (Fast Twitch) o tipo IIb e le fibre di tipo IIa. Fibre lente, rosse o ST, tipo I - Nelle fibre lente la produzione energetica è garantita dal processo fisiologico di fosforilazione ossidativa. Trattandosi di un metabolismo di tipo aerobico è necessario che contengano un elevato numero di mitocondri e di enzimi ossidativi. Queste fibre hanno la capacità di contrarsi a bassa intensità ma per tempi prolungati, favoriscono, quindi, una buona tolleranza alla fatica muscolare. Per questo motivo, sono coinvolte principalmente nelle attività di endurance, caratterizzate da compiti motori intensi e protratti. La loro distribuzione è prevalente