La sindrome dell’arto fantasma è una condizione in cui il paziente avverte sensazioni provenienti dall’arto che, in realtà, è stato amputato. Le sensazioni percepite possono essere non dolorose (percezioni esterocettive, propriocettive odi movimento) o dolorose. Queste ultime possono essere classificate in due categorie: dolore dell’arto fantasma (phantom limb pain, PLP) riferito a sensazioni dolorose dell’arto fantasma e dolore residuo dell’arto (residual limb pain, RLP), ovvero dolore percepito a livello del moncone. Esistono varie interpretazioni neurofisiologiche sull’origine della sindrome dell’arto fantasma. Tale condizione potrebbe avere origine dalla presenza di neuromi a livello del moncone, i quali generano degli impulsi trasmessi al midollo spinale e al cervello e che sono interpretati come dolore. Potrebbe altresì essere il risultato di una sensibilizzazione a livello centrale, causata da un’iperattivazione dei nocicettori a livello periferico, che determina una modificazione strutturale, a livello del corno dorsale, del midollo spinale, con una maggiore eccitabilità dei neuroni del corno stesso; una riduzione dell’attività inibitoria e cambiamenti strutturali a livello delle terminazioni nervose centrali dei neuroni sensoriali primari, degli interneuroni e dei neuroni di proiezione.
Altre teorie prendono in considerazione il concetto di neuromatrice, ovvero la rappresentazione corporea del sé all’interno del cervello, la quale subisce modifiche in base alle esperienze. A seguito dell’amputazione di un arto, le rappresentazioni del proprio corpo a livello corticale e periferico rimangono conservate, ma la condizione rappresentata non corrisponde più alla situazione reale, determinando una “discrepanza” continuamente alimentata dal feedback visivo dell’arto mancante. Ciò determina la generazione di una sensazione a livello dell’arto mancante, nonostante sia assente lo stimolo sensoriale. La teoria della neuromatrice, legata alla percezione dell’arto fantasma, è in stretta relazione con la teoria dello schema corporeo, secondo cui la percezione e la consapevolezza cosciente del proprio corpo sono generate e determinate all’interno del cervello, attraverso modalità che possono essere innescate o modulate da vari input percettivi (somatosensoriali, visivi), cognitivi ed emotivi. Tutti questi input concorrono a determinare la “neuromatrice corpo sé” attraverso il sistema somatosensoriale, il sistema limbico e il sistema talamo-corticale. Molti pazienti affetti da sindrome dell’arto fantasma riferiscono di percepire il movimento del proprio arto amputato; altri pazienti amputati percepiscono l’arto “bloccato” nell’ultima posizione di cui hanno il ricordo del proprio arto intatto. Tali considerazioni hanno portato a ipotizzare l’esistenza di una memoria propriocettiva, determinata sia dall’apprendimento di compiti che, se ripetuti, diventano automatici, sia dai “ricordi del dolore”, ovvero quelli non consci di situazioni dolorose passate.
MECCANISMO DEI NEURONI SPECCHIO
La scoperta dei “neuroni specchio” è avvenuta all’inizio degli anni Novanta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma che descrissero una classe di neuroni nel cervello della scimmia, nell’area premotoria F5, nella corteccia remotoria (premotor cortex, PMC) ventrale e nel lobo parietale inferiore (inferior parietal lobe, IPL), in grado di attivarsi sia quando l’animale compiva l’azione, sia quando l’animale osservava un suo simile compierla. Studi successivi dimostrarono anche nell’uomo la presenza di neuroni specchio, non solo in aree omologhe a quelle delle scimmie, ma anche nell’insula e nella corteccia cingolata. La peculiarità dei neuroni specchio è la loro attivazione in modo congruente, sia mentre si sta svolgendo un atto motorio, sia mentre si osserva la medesima azione svolta da altri. I neuroni specchio creano una comparazione tra ciò che è stato osservato e ciò che è stato eseguito, determinando una comprensione automatica delle azioni altrui. L’attivazione di questi neuroni può avvenire anche attraverso l’immaginazione: se il soggetto immagina un’azione, si attivano le stesse aree cerebrali che si attiverebbero se svolgesse l’azione. Il meccanismo dei neuroni specchio permette dicapire la finalità e lo scopo dell’azione. La codifica e la comprensione dell’azione è legata anche all’intenzione, all’obiettivo e al significato dell’azione stessa. Oltre al riconoscimento delle azioni altrui mentre avvengono, i neuroni specchio presentano un’abilità importante nei contesti sociali, in quanto sono in grado di prevedere l’azione prima ancora che effettivamente accada.
A cura di Boraschi M., Casu M., Marazzi D., Pagani R., Previtera A. M.