In pensione il più tardi possibile, prestazioni da moltiplicare in ospedale e maglie prescrittive sempre più intricate sul territorio: il governo non lascia nulla d’intentato nelle sue proposte per abbattere le liste d’attesa, contenute negli emendamenti al decreto legge semplificazioni in vigore dallo scorso 3 luglio e ora in fase di conversione in parlamento. In Senato sono arrivate le prime proposte, in Commissione Affari Sociali e Sanità, che sarà chiamata a una forte scrematura. Molte idee di maggioranza sono però indicative degli orientamenti di governo e vanno nel senso indicato tenendo spesso presenti le logiche dell’autonomia regionale appena approvata. Le approfondiamo dopo un breve riepilogo del decreto esistente.
L’impianto in vigore Il decreto legge prevede: un Centro Unico di prenotazione dell’Asl con visibilità sulle agende appuntamenti delle strutture pubbliche (ospedali ed ambulatori) private e convenzionate; una Piattaforma unica nazionale in grado di offrire tempi d’erogazione per ogni prestazione in ogni struttura secondo classe di priorità; un Ispettorato con incentivi per chi abbatte le liste e penalità per chi non lo fa (sono attesi per i dettagli 7 decreti attuativi). Si prevede poi che il medico di famiglia o pediatra giustifichi la classe d’urgenza assegnata mettendo in ricetta il sospetto diagnostico secondo codice ICD9 e si impone alle aziende ospedaliere di espletare il 90% delle prestazioni nei tempi secondo classe di priorità (A urgente entro 72 ore, B entro 10 giorni dalla prescrizione, D entro 30 giorni dalla ricetta le visite specialistiche e 60 gli esami, P da espletare entro 120 giorni dalla prenotazione). L’azienda può pagare a parte ore aggiuntive (100 euro per il medico, 60 per l’infermiere) che sono tassate al 15% anziché 38-43%. I soldi che restano in tasca al sanitario ingaggiato per il virtuoso obiettivo arriveranno da fondi da capire quanto a carico del Ministero della Salute e quanto del Fondo danneggiati da emotrasfusioni. Ai pazienti di cui non riesce a ridurre l’attesa, l’azienda garantirà la prestazione in intramoenia o affidandosi al privato accreditato (cresce il budget del 4% rispetto a un anno fa), e farà in modo che l’utente paghi il solo ticket. Fronte utenza, chi diserta la visita o l’esame prenotati senza dare preavviso pagherà il ticket in quanto impedisce ad altri di fruire della prestazione.
Proposte sul territorio Tra maggioranza, opposizione e relatore sono numerosissimi, alcuni divisivi come la richiesta della Lega di cancellare l’obbligo sui vaccini di morbillo, parotite, rosolia e varicella. E sempre la Lega, vista l’approvazione della legge sull’autonomia, chiede che le regioni che la conseguiranno in sanità prime in lista Lombardia, Veneto, Emilia Romagna –determinino da sole il fabbisogno di specialisti da formare sul proprio territorio. Per i medici di famiglia, le forze di governo propongono un fondo per incentivarli –con i pediatri ad acquistare soluzioni digitali da impiegare su tre fronti: gestione automatizzata degli appuntamenti, comunicazioni con i pazienti ed effettuazione di prestazioni di telemedicina. Il decreto inoltre incentiva la possibilità che il medico di famiglia rilasci i certificati di malattia da remoto sulla base di televisita. Pina Onotri segretaria del sindacato SMI avverte: «Si fa finta di non capire che ci sono malattie non diagnosticabili né con la telemedicina né con la visita in presenza. Le problematiche di tipo certificativo sovraccaricano inutilmente le strutture territoriali ed ospedaliere. Da tempo chiediamo l’autocertificazione dei primi 3 giorni di malattia a carico del paziente». Smi è inoltre contrario a che la scelta del medico avvenga in farmacia, «è evidente il conflitto d’interesse tra chi vende farmaci e chi, in pratica, li prescrive». Medici di famiglia e pediatri sono poi interessati da emendamenti che chiedono di aggiungere in ricetta al codice ICD9 la categoria RAO (raggruppamento di attesa omogeneo) nel cui ambito l’esame da essi prescritto andrebbe inserito, dopo revisione dei RAO esistenti da parte dell’Agenas. La Lega chiede di inserire il mmg nella rete One Health dandogli compiti mirati di prevenzione e promozione della salute individuale.
Proposte su ospedali e cure I professionisti sanitari possono chiedere, compiuto il 40° anno di servizio effettivo, di essere trattenuti in servizio dall’azienda fino a 70 anni (Lega), e se insegnano fino a 72 anni (Forza Italia). La Lega chiede al Servizio sanitario, in caso di assenza di alternative per malattie non curabili altrimenti, di coprire a tutto il 2027 in via sperimentale per 3 anni nuovi farmaci per cui il produttore ha avanzato richiesta di autorizzazione in commercio all’agenzia europea EMA o specifiche indicazioni di farmaci già in commercio (in tal caso senza maggiorazioni di prezzo). Da Forza Italia: per garantire risposte ai cittadini, la Calabria dovrebbe poter bandire concorsi per selezionare personale anche in sovrannumero e in deroga alla dotazione organica.
Fronte infermieri Altre proposte di maggioranza mirano a potenziare l’offerta premiando con budget elevati fino al 20% rispetto alla spesa media quinquennale gli erogatori pubblici e privati convenzionati che riducano le loro liste d’attesa in misura da stabilire. Un emendamento FdI (Satta-Mancini) “additato” dal sindacato infermieristico Nursing-Up, per aumentare il volume delle prestazioni ed abbattere le attese, consentirebbe ai medici ospedalieri pubblici di offrire ore anche in strutture private, in libera professione, in deroga alle regole esistenti sulle incompatibilità. Analoga chance non è prevista per i sanitari del comparto. Il presidente Antonio De Palma aveva chiesto lo sblocco dell’esclusività per gli infermieri e lamenta: «Ci sentiamo trattati come veri e propri fantasmi».