Governo e Parlamento
Liste attesa
19/06/2024

Liste attesa, in Senato gli infermieri chiedono valorizzazione di ore aggiuntive e intramoenia

Sia gli infermieri con il presidente del sindacato Nursing Up Antonio De Palma e con il presidente Nursing Andrea Bottega hanno chiesto il superamento del tetto di spesa per l’assunzione di personale sanitario

parlamento emiciclo

Partite in commissione Affari Sociali al Senato le audizioni preliminari alla conversione in legge del decreto 73/2024 sulla riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie. Hanno parlato sia i dirigenti medici e sanitari con Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, sia gli infermieri con il presidente del sindacato Nursing Up Antonio De Palma e con il presidente Nursing Andrea Bottega. UGL ha chiesto «il superamento del tetto di spesa per l’assunzione di personale sanitario che si rende necessario per coprire le carenze di organico, anche nell’ottica del rafforzamento dei servizi della medicina territoriale, in linea con gli obiettivi indicati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza». A nome di tutti gli infermieri, sia del comparto sia della dirigenza, la Federazione nazionale FNOPI con il consigliere Carmelo Gagliano si è espressa in modo favorevole sul superamento del tetto di spesa già previsto per l'assunzione di personale. Un passo avanti che «auspichiamo venga finanziato a regime con le necessarie risorse». Bene anche la detassazione prevista per gli straordinari. «Sono misure che sosteniamo da tempo. Come sosteniamo il riconoscimento dell'Infermiere di famiglia e di comunità, una figura strategica per contrastare le liste d'attesa, ma soprattutto rispetto ai nuovi bisogni assistenziali di una popolazione sempre più anziana». I sindacati degli infermieri hanno invece chiesto importanti aperture delle Camere su remunerazione delle ore aggiuntive e libera professione intramuraria.

Nursing Up chiede al disegno di legge 1161 che accompagnerà il DL di prolungare la chance di svolgere l’intramoenia per i dipendenti del comparto oltre il 2025, e di cancellare i vincoli autorizzativi a tale attività, sostituendoli con una “mera comunicazione di inizio attività all’ospedale”. Inoltre, chiede di aumentare "non fino a 60 euro lordi, ma direttamente a 60 euro lordi" l’ora la tariffa oraria per le attività aggiuntive. «Sono oltre 4 milioni gli italiani che oggi rinunciano alle cure. Per avviare un concreto piano di abbattimento delle liste di attesa, è necessario mettervi al centro anche tutti i professionisti dell’area non medica, offrendo loro dignitosi compensi», dice De Palma. Al momento, «lo sblocco del vincolo di esclusività previsto all’art 13 del decreto legge 34/2023 ha per scadenza temporanea il 31 dicembre 2025: è una norma provvisoria. Inoltre, il comma 2 è pieno di vincoli e limitazioni». A differenza che per i medici dirigenti, in effetti, per infermieri ed altri professionisti sanitari le attività esterne tuttora vanno autorizzate dal vertice dell’amministrazione di appartenenza. Il professionista del comparto deve innanzi tutto garantire le esigenze organizzative del SSN, essere compatibile con l’orario di lavoro e di servizio del dipendente nonché con l’organizzazione aziendale. Inoltre, non può ostacolare programmazione ed effettuazione dei turni di lavoro e pronta disponibilità; e deve conformarsi alle disposizioni in materia di orario di lavoro di cui al Dlgs 66/2003 e dai contratti riguardanti la durata massima settimanale dell’orario di lavoro, le giornate e le ore di riposo che devono intercorrere tra un turno e l’altro. Infine, potrebbe essere l’azienda ad attestare che l’attività intramoenia non pregiudichi l’obiettivo relativo allo smaltimento delle liste di attesa. La realizzazione dei provvedimenti richiesti, è la posizione di Nursing-up, dovrebbe mettere il personale del comparto in condizione di svolgere un’attività valorizzata «sia a regime di prestazioni aggiuntive, che libero-professionale presso soggetti privati accreditati».

Andrea Bottega presidente del sindacato degli infermieri, Nursind, sottolinea come il problema delle attese non possa essere risolto in «otto articoli, di cui tre dedicati al potenziamento dell'attività di monitoraggio e controllo e uno al pur importante rafforzamento dei dipartimenti di salute mentale. Se il ministro Schillaci si fosse confrontato con noi, che viviamo tutti i giorni il problema, lo avremmo sicuramente messo in guardia sul rischio di un mero effetto di facciata. Anche si riuscisse ad abbattere il numero delle prime visite, i tempi di risposta si sposterebbero dalla fase diagnostica a quella terapeutica e non avremmo risolto un bel niente. Aumenterebbero le diagnosi e di conseguenza il numero di interventi chirurgici da fare, ma le strutture pubbliche con la scarsità di personale e posti letto non sarebbero in grado di soddisfare la domanda». Bottega sottolinea «la crescente difficoltà a reperire personale infermieristico. Nursind la ritiene il vero ostacolo all'intera sostenibilità del Ssn, purtroppo nessuno a livello istituzionale se ne fa carico. Prova ne sia che in Italia abbiamo un commissario per il granchio blu ma non, come in altri Paesi, un commissario per l'emergenza infermieristica». Nursind chiede, «sposando una proposta in passato avanzata dalla Conferenza delle Regioni, una modifica della legge sulle professioni sanitarie in modo da consentire una maggiore valorizzazione delle loro attività e un nuovo assetto organizzativo tale da liberare tempo al medico per le prime visite».

La Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche (Fnopi) "esprime apprezzamento per il provvedimento sulle liste d'attesa, che dimostra attenzione su una delle principali criticità del nostro Servizio sanitario nazionale. In particolare, "Consentire agli infermieri di operare in modo appropriato ha concluso Gagliano significa poter dare risposte adeguate ai bisogni reali delle persone".

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