Convivere con un disturbo bipolare è come rimanere per sempre su un'altalena: lo sanno bene i 120mila italiani che ne soffrono. Ma scendere si può, a patto di seguire le giuste terapie, che troppo spesso vengono prescritte in grandissimo ritardo a causa di diagnosi mancate ed errate, avvertono gli esperti della Società italiana di psichiatria (Sip). Il disturbo bipolare, infatti, viene troppo spesso confuso con la depressione, mentre nel frattempo la vita dei malati può cadere a pezzi. Per questo, in occasione della Giornata mondiale dedicata al disturbo bipolare la Sip ha lanciato un appello ai medici e agli specialisti affinché "non cadano nel tranello di diagnosi frettolose e sbagliate".
Nel programma 'Caffè e Psichiatria', in onda sul canale YouTube di Psychiatry on line Italia (www.psychiatryonline.it), in una intervista con l'editor della rivista, Francesco Bollorino, la presidente Sip, Emi Bondi evidenzia appunto che "un disturbo bipolare curato male, come se fosse ad esempio una 'normale' depressione, può avere conseguenze importanti sulla vita dei pazienti. È bene dunque ascoltare con attenzione i pazienti e fare un'accurata anamnesi con l'aiuto dei famigliari per evitare di prescrivere terapie inadeguate che possono peggiorare la situazione anziché migliorarla".
Il disturbo bipolare è una patologia psichiatrica piuttosto diffusa. Si stima che a soffrirne sia tra l'1 e il 2% della popolazione, circa 120mila italiani. Nel mondo sono ben 80 milioni. "Anche se si tende a volte a ironizzare sulla 'bipolarità' delle persone, si tratta di una malattia seria, che rientra tra i disordini psichici, è caratterizzata da oscillazioni dell'umore che vanno da episodi depressivi a episodi ipomaniacali e maniacali - continua Bondi, direttore del dipartimento di salute mentale all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Questo significa che si alternano fasi di profonda depressione, angoscia e tristezza a fasi di estrema euforia ed esaltazione che, talora, può sfociare in comportamenti spregiudicati e pericolosi per sé stessi e gli altri".
Questa altalena di emozioni, spesso, non viene individuata correttamente. ''Innanzitutto, è lo stesso paziente che fa fatica a riconoscerla: mentre l'episodio depressivo è facilmente riconoscibile - spiega la presidente Sip - perché lo si vive con profonda sofferenza, come un blocco delle proprie capacità, la fase di 'risalita' dell'umore viene vissuta in maniera positiva perché le proprie capacità vengono esaltate e tutto diventa più facile e semplice. Può esserci dunque una scarsa consapevolezza e quindi accettazione nel chiedere aiuto e curarsi. Ma la fase di euforia può essere anche più pericolosa perché il paziente può compiere azioni di cui si pente in seguito e che possono creare il vuoto intorno a sé''.
L'alternarsi di queste fasi può spingere il paziente a chiedere aiuto solo nella fase depressiva e che il medico si limiti a curare solo questa. Ma, chiarisce Bondi, "l'approccio terapeutico alla depressione e quello al disturbo bipolare sono molto diversi: mentre nella depressione l'umore va solo giù, quindi la terapia si basa solo sugli antidepressivi per riportarlo in asse, usare solo questi farmaci nei pazienti con disturbo bipolare rischia di scatenare la fase ipomaniacale e maniacale, aumentando l'instabilità dell'umore fino ad arrivare a involuzioni che possono compromettere la salute e, in generale, la vita dei pazienti. Ma se intercettiamo bene e precocemente la patologia, con l'uso degli stabilizzatori dell'umore è possibile curare benissimo il paziente che può vivere così tranquillamente''.
La Sip si unisce, dunque, all'Organizzazione mondiale della sanità e, nella giornata dedicata al disturbo bipolare, invita i medici di medicina generale e gli specialisti a fare estrema attenzione al momento della diagnosi. ''Con una diagnosi tempestiva le attuali terapie disponibili possono consentire ai pazienti di scendere dalle montagne russe e di avere una buona qualità della vita'', conclude Bondi.