Un nuovo studio pubblicato su Lancet Microbe, che ha analizzato l’impatto dell’uso di antibiotici sull’aumento dei batteri resistenti ai trattamenti negli ultimi 20 anni nel Regno Unito e in Norvegia, ha concluso che, sebbene l’aumento del consumo di tali farmaci abbia amplificato la diffusione dei superbatteri, questo non è stato l’unico fattore determinante.
«Per la prima volta abbiamo potuto confrontare direttamente la sopravvivenza di diversi ceppi di Escherichia coli (E. coli) tra due paesi, Norvegia e Regno Unito, e valutare le differenze basate sui livelli di utilizzo di antibiotici a livello nazionale» spiega Anna Pöntinen, della University of Oslo, Norvegia, autrice principale dello studio. I ricercatori hanno confrontato oltre 700 nuovi campioni di sangue con quasi 5.000 campioni batterici precedentemente sequenziati per capire meglio quali fattori abbiano influenzato la diffusione dell’E. coli resistente agli antibiotici, e hanno scoperto che l’uso di antibiotici era collegato in alcuni casi a un aumento della resistenza, a seconda del tipo di antibiotico. Una classe di antibiotici, i beta-lattamici diversi dalla penicillina, era stata utilizzata in media da tre a cinque volte di più per persona nel Regno Unito rispetto alla Norvegia, e questo fatto aveva portato a una maggiore incidenza di infezioni da parte di un certo ceppo di E. coli multiresistente ai farmaci. Il Regno Unito ha utilizzato più spesso l’antibiotico trimetoprim, ma l’analisi non ha rivelato livelli più elevati di resistenza nel Regno Unito confrontando i ceppi comuni di E. coli riscontrati in entrambi i paesi. Gli esperti hanno quindi scoperto che la sopravvivenza dei batteri resistenti dipendeva da quali ceppi di E. coli erano presenti nell'ambiente circostante. A causa di questa e di altre pressioni selettive presenti in una determinata area, gli autori hanno concluso che non è possibile presumere che l'uso diffuso di un tipo di antibiotico avrà lo stesso effetto sulla resistenza batterica in diversi paesi. I ricercatori sottolineano che i loro risultati giustificano sforzi di ricerca sostenuti per identificare cos’altro è alla base della diffusione di E. coli e di altri batteri clinicamente importanti in una serie di contesti, e comprendere appieno l’effetto combinato di antibiotici, viaggi, sistemi di produzione alimentare e altri fattori.
Lancet Microbe 2024. Doi: 10.1016/ S2666-5247(23)00292-6
http://doi.org/10.1016/S2666-5247(23)00292-6