Dopo il Covid-19, l’Italia si prepara a nuove pandemie, e soprattutto ad una comunicazione alla popolazione calibrata in relazione all’entità rischio con un nuovo assetto interistituzionale e organi permanenti. Il Piano pandemico è «alle battute finali e dopo l'ok del ministro della Salute andrà in Conferenza Stato-Regioni per il passaggio finale», spiega il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia, a margine dell'evento 'InnovaCtion. Ricerca, innovazione e cambiamento per la salute del futuro'. Il Piano ministeriale 2023-2028 contiene le strategie da mettere in campo nel nostro Paese nel caso di arrivo di una nuova pandemia. Il nucleo centrale della nostra “preparedness” passa per un diverso dialogo con la popolazione, e per messaggi coerenti che dovranno tener conto di come l’entità di un rischio percepito si misuri meglio non tanto combinando pericolo di morte e probabilità di correrlo, quanto introducendo nell’equazione variabili come la volontarietà (il rischio a cui si e esposti a prescindere dalla nostra volontà è percepito più di un rischio assunto volontariamente) e la familiarità, l’abitudine ad assumersi un certo periglio.
L'intervista a Francesco Vaia, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute
Le indicazioni internazionali - Vengono poi recepite alcune indicazioni di Commissione Europea ed Organizzazione Mondiale della Sanità. L’UE richiama gli stati membri al massimo impegno nell’interscambio di informazioni, nella costruzione di un dialogo inclusivo con la società civile, in misure costanti volte a favorire l’alfabetizzazione sanitaria, nello sviluppo di strumenti efficaci di comunicazione. L’OMS raccomanda misure per creare fiducia nelle popolazioni con una strategia d’implementazione della comunicazione del rischio che passa per la formazione di collegi dedicati, definizione di obiettivi, di contenuti da divulgare e di target dell’informazione (ad esempio fasce di residenti più vulnerabili) e per la valutazione dei risultati. Indispensabili la coerenza dei messaggi, la scelta di strumenti idonei, la promozione attraverso mass media ma anche social media, la disponibilità di fondi, il coordinamento tra istituzioni.
Le istituzioni coinvolte – Nel piano di comunicazione del rischio in bozza, il Ministero della Salute è incaricato di comunicare l’entità del rischio e le misure di sanità pubblica volte a contenerlo o mitigarlo; la Presidenza del Consiglio entra in scena come vedremo in fase pandemica; Regioni e province autonome ottimizzano l’accesso alle misure di tutela e contrasto rispetto alla propagazione di un rischio; anche i sindaci contribuiscono ad una comunicazione coerente; altri organismi citati sono Agenzia del Farmaco, Agenas, Istituto Superiore di Sanità, INMI Spallanzani, Ospedale Sacco, Istituti zooprofilattici, Irccs, Inail, chiamati a nominare propri referenti della comunicazione del rischio.
La RICC – L’istituenda Rete interistituzionale per il coordinamento della comunicazione del rischio che tiene le fila della comunicazione interfacciandosi con i referenti degli organismi citati, è coordinata dal Direttore generale della Comunicazione del rischio del Ministero della Salute. Ne fanno parte poi il capo ufficio stampa del Ministero, il Direttore Ufficio 5 Rapporti con l’OMS, i capi ufficio stampa degli enti vigilati, un componente designato dalla Presidenza del Consiglio, referenti dei focal point presso le istituzioni europee. Sono inoltre previsti livelli di comunicazione regionale del rischio che perseguono una pianificazione locale con una roadmap specifica.
Le fasi di rischio – L’organizzazione menzionata va vista un po’ come una squadra di calcio che cambia schema di gioco a seconda della prossimità del rischio di epidemia globale. In fase interpandemica (potremmo dire in “quasi-ordinaria” amministrazione) la RICC mappa le funzioni di comunicazione attivate nelle organizzazioni svolgendo una fase consultiva per la Presidenza del Consiglio, coordinata ed organizzata dalla DG Comunicazione del Rischio (COREI). In allerta pandemica, che l’Italia sia attinta o meno da un virus diffuso, la RICC inizia a coordinare tra i componenti ed i referenti istituzionali un fitto scambio di informazioni, anche a livello internazionale ed a contrasto di panico e fake news. In fase pandemica, il binomio Presidenza del Consiglio-Ministero della Salute coinvolge regioni, protezione civile, ISS e appunto la RICC. Obiettivo: rilasciare messaggi che diano coordinate del rischio garantendo informazione chiara, tempestiva, coerente, attraverso portavoce scientifici e testimonial, relazionandosi con i media, coinvolgendo i rappresentanti della comunicazione delle professioni sanitarie, avviando un’attività di web e social listening per monitorare le dinamiche informative.
Lo stato attuale - Intanto, nel nostro Paese l'andamento dei contagi da SarsCov2 resta sotto controllo: «Dobbiamo stare attenti, ma non ci dobbiamo preoccupare. La scorsa settimana c'è stato un aumento del tasso di ospedalizzazione passato da 6,7% a 7,6% per il regime ordinario e dall'1,4% all'1,5% in terapia intensiva», ha precisato il direttore della prevenzione del ministero della Salute. «Dati non allarmanti e in qualche modo attesi».