Con le coperture vaccinali che sono in discesa soprattutto in alcune fasce della popolazione come bambini e adolescenti, si cercano nuove strategie per raggiungere i ragazzi e le loro famiglie, anche per sensibilizzare all’importanza della prevenzione. “I vaccini tornano a scuola” è un progetto che mira a tornare a vaccinare nelle scuole, come si faceva negli anni ottanta, come si è fatto negli anni novanta per l’epatite A e come si è fatto anche durante la pandemia, quando le palestre delle scuole si sono trasformate in hub vaccinali. L’iniziativa, che conta anche di un toolbox per chi vuole avviare programmi di immunizzazione nelle scuole, è stata presentata martedì 7 novembre, nell’ambito di un incontro che si è tenuto da remoto e al quale hanno preso parte diversi esperti.
Il progetto parte da Taranto dove Michele Conversano, del dipartimento di Prevenzione ASL Taranto e past president della SItI, ha avviato un’esperienza pilota grazie alle quale, in pochi anni, i tassi di copertura vaccinale hanno raggiunto livelli, in alcuni casi, superiori del 50% al dato nazionale. Una dimostrazione del ruolo che gioca la scuola nei programmi di immunizzazione che si rilevano efficaci, grazie al corretto coinvolgimento di dirigenti scolastici, docenti, famiglie e studenti. Il progetto prevede la pubblicazione di un toolbox, una vera e propria “cassetta degli attrezzi” con materiali come slidekit e brochure informative sulle malattie infettive, lettere al personale sanitario e scolastico e inviti alla vaccinazione, rivolta agli operatori sanitari che intendono mettere a punto campagne vaccinali nelle scuole. Il progetto ha il contributo non condizionante di Sanofi.
Secondo Roberta Siliquini, presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (Siti), la pandemia di Covid-19 “ha mostrato che si può raggiungere la popolazione in modo capillare. Il vero pilastro di questo progetto – aggiunge Siliquini riferendosi al toolbox e all’esperienza di Taranto - fa sì che i giovani vengano sensibilizzati nel luogo dove si formano le coscienze di adulti, sia come individuai che come collettività”. La prevenzione, che secondo l’esperta sarà sempre più sostenibile, “ha bisogno di cultura della scienza che deve essere trasmessa già nei primi anni di vita, attraverso i docenti, i genitori, ma anche attraverso il cambiamento culturale. La scuola è troppo importante per la salute pubblica per non essere sempre più coinvolta”, conclude Siliquini.
All’incontro ha preso parte anche Giovanni Gabutti, coordinatore del Gruppo Vaccini della Siti, che ha spiegato come la necessità di vaccinare abbia una duplice valenza: fornire una protezione individuale o una protezione a livello di popolazione, che “è ciò che stiamo facendo nel nostro Paese”. L’Italia “è sempre stata all’avanguardia in questo tema e il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale presenta novità importanti: armonizzare gli interventi vaccinali superando le differenze tra le Regioni e cercare di creare una rete di operatori che sostengono la vaccinazione”, prosegue Gabutti sottolineando che il Piano comprende un calendario vaccinale aggiornabile in base alle esigenze epidemiologiche e alle evidenze scientifiche, sempre nell’ottica di migliorare le coperture. L’esperto, infatti, segnala il problema del calo di coperture registrato in Italia a partire dal 2013, dovuto a una sempre maggiore “esitazione vaccinale”. “Siamo stati bravi a lavorare sulla prima infanzia, ma con l’avanzare dell’età emergono nuove criticità e la scuola ha un ruolo fondamentale nell’implementazione di programmi di immunizzazione dell’infanzia e dell’adolescenza”, osserva Gabutti.
Mentre Michele Conversano, ripercorrendo la storia delle vaccinazioni tra i banchi, sottolinea che in Italia “c’è una tradizione di vaccinazione a scuola che purtroppo è stata dimenticata”. Tuttavia, “diversi lavori scientifici dimostrano come le campagne nelle scuole siano efficaci. Con il Covid siamo stati bravi a vaccinare ovunque, non abbiamo più paura di uscire dai nostri ambulatori, con tutte le garanzie di sicurezza e di igiene che insegniamo agli altri”, prosegue Conversano secondo il quale “la prevenzione si deve fare nelle scuole, dove si formano le culture, per contrastare la disinformazione”.