
Indossare la mascherina: un obbligo che nel tempo è divenuto solo raccomandazione. Se in ospedale il direttore sanitario può imporlo nei reparti ove ritiene vi siano pazienti a rischio, dal 5 settembre il governo esorta chi ha sintomi da raffreddamento compatibili con infezione Covid-19 a utilizzare il dispositivo in ambienti e di fronte a persone e colleghi che potrebbero contrarre la malattia in forma grave. Ma per gli studi dei medici di famiglia e convenzionati, ambito su cui la normativa attuale affida al medico stesso normare gli accessi, fin qui non c'erano linee guida dedicate. Oggi nel Lazio prova la categoria a dettarle. Per evitare contagi in studio in un momento di recrudescenza del virus, la Fimmg regionale guidata da
Giovanni Cirilli detta quattro regole di buon comportamento generale che il medico di famiglia dovrebbe sollecitare agli assistiti. Primo: tutti - e non solo i sintomatici- sono esortati ad indossare la mascherina all'atto dell'accesso allo studio e per tutta la permanenza nei locali. Seconda regola, in caso di sintomi febbrili e disturbi delle vie respiratorie (incluso il raffreddore), è bene contattare telefonicamente lo studio per prendere appuntamento con il medico evitando di recarvisi direttamente. Terzo, una volta in studio e con mascherina, si dovrà mantenere un distanziamento sociale. Quarta raccomandazione: le categorie a rischio sono comunque invitate ad effettuare le vaccinazioni raccomandate.
I quattro semplici punti riportati nel manifesto Fimmg Lazio sono chiamati a fare da "base" ad un corretto utilizzo degli studi dei medici di famiglia per la prossima stagione virologica invernale. Questo, mentre ancora la categoria attende qualche norma più chiara dal governo in merito alla gestione della malattia dei soggetti asintomatici positivi, e soprattutto delle loro assenze dal lavoro. È stato il segretario nazionale Silvestro Scotti a sollevare nei giorni scorsi perplessità sul dispositivo normativo recente (le circolari del Ministero della Salute 7 agosto e 5 settembre) nelle parti in cui questi pazienti oggi non risultano più dispensati dall'assentarsi dal lavoro. Ma in tal modo possono contagiare i colleghi con cui vengono a contatto. E il contagio può amplificarsi dal medico di famiglia, in una stagione complicata, in vista della quale a macchia di leopardo le regioni si stanno affrettando a disciplinare l'accesso al vaccino antinfluenzale presso il medico curante. L'obiettivo del manifesto è evitare che gli studi diventino possibili centri di diffusione virale proprio mentre cercano di contrastare le patologie infettive stagionali espletando il loro ruolo di prevenzione. Sulle linee guida, conferma il segretario Regionale Fimmg Lazio Cirilli: «In un momento in cui la malattia Covid è in fase di aumento e alle porte c'è la stagione influenzale, dovremo gestire al meglio la situazione evitando il più possibile che anziani e persone a rischio si contagino. E non solo. Va evitato in tutti i modi che il contagio avvenga nei nostri studi, luoghi ad alto rischio perché punti di contatto tra possibili infetti e persone fragili che non dovrebbero venire a contatto con la malattia».