Attualità
15/12/2022

I medici chiedono di investire sul Ssn per non scomparire. A Roma la grande manifestazione

Da qui al 2027 usciranno dal Servizio sanitario 41 mila tra medici di famiglia e ospedalieri, 50 mila includendo gli altri settori SSN. Se andassero via tutti i medici che esprimono il desiderio di farlo, tra pensionamenti e dimissioni il numero salirebbe a 100 mila.
Ad offrire le cifre, è il presidente Fnomceo Filippo Anelli alla manifestazione indetta a Roma dall'intersindacale medica 'Uniti per la Sanità' che riunisce Anaao Assomed, Cimo-Fesmed con Anpo Ascoti e Cimop, anestesisti Aaroi Emac, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cgil, Uil e veterinari FVM. Sono i medici del servizio pubblico. Mentre i colleghi di medicina generale visitavano a lume di candela gli altri medici SSN, loro sono scesi in piazza Santi Apostoli alle due del pomeriggio con fischietti, bandiere e con un albero di Natale addobbato di camici a manifestare in difesa della sanità non tanto dalle insidie della manovra quanto dall'impoverimento.
I medici sono «stanchi, arrabbiati, disillusi», dice il segretario Anaao Assomed Pierino Di Silverio dal palco. Da una parte «il contratto già scaduto che non è stato ancora attuato, 5 milioni di giorni di ferie non pagati, 10 milioni di ore straordinarie non retribuite». Dall'altra misure non convincenti, ad esempio il trattenimento in servizio dei medici settantenni previsto dalla manovra, pagati con la pensione. «Sette medici al giorno se ne vanno dal SSN: per fermarli serve un investimento vero», dice Di Silverio. «E servono l'allargamento della flat tax ai dipendenti pubblici e la depenalizzazione dell'atto medico: ogni anno vengono intentate 35 mila cause contro sanitari e il 97% si chiude con un nulla di fatto». Ad ADNKronos, Di Silverio annuncia un imminente incontro con il ministro Schillaci.
La priorità è aprire un tavolo di consultazione permanente», dice Andrea Filippi, segretario Fp Cgil Medici. Che, per esplicitare bene cosa si intenda per investimento sui camici, sollecita un piano di assunzioni straordinario. «Però al momento però il Ssn non è attrattivo, non si trovano più neanche i medici di famiglia, da 50 mila che dovrebbero essere sono oggi solo 33 mila, isolati e senza tutele, sovraccarichi di lavoro amministrativo. Così come in Pronto soccorso si trovano file interminabili, per non parlare delle liste d'attesa per le visite specialistiche che ormai superano i 18 mesi. Se Governo, Parlamento e Regioni non prenderanno provvedimenti urgenti si rischia di non riuscire a salvare la vita delle persone».
Alessandro Vergallo, presidente Aaroi-Emac parla di una politica che «si è dimostrata un amministratore incapace... Dal pubblico i medici si dimettono per lavorare nel privato, guadagnando uno stipendio 4 volte maggiore quello di un medico Ssn».
Guido Quici (Cimo Fesmed) chiede «almeno 5 miliardi in più» per il Fondo sanitario, o «gli ospedali rimarranno vuoti, noi qui siamo l'ultimo baluardo a difesa del SSN, ma siamo soli e serve un movimento di protesta».

Elemento di ulteriore pressione, la questione femminile. Si rivolgono a Giorgia Meloni le mediche della sanità pubblica per chiedere di essere "tutelate come donne e come operatrici del Ssn". La lettera è scandita dalla dottoressa Gabriella Raso. "Ci viene chiesto di lavorare come se non avessimo figli ma poi ci viene chiesto di farli. Noi donne della sanità rappresentiamo il 70% dei sanitari italiani''.
Pure Fabiola Fini, vicesegretario SMI sottolinea come la sanità sia sempre più donna. «Basta con le difficoltà nel conciliare lavoro-famiglia che per tanti anni hanno portato le donne medico ad adottare un comportamento rinunciatario verso eventuali attività aggiuntive che possono incrementare retribuzione e prestigio. E basta divari retributivi rispetto agli uomini. Chiediamo con forza sia attuata l'obbligatorietà della sostituzione della maternità da parte delle aziende sanitarie e contiamo che la premier si schieri al nostro fianco in questa battaglia di civiltà».
Per il Presidente Fnomceo Anelli, accompagnato dal vice Giovanni Leoni e dal Segretario Roberto Monaco, c'è un disagio trasversale a tutte le professioni sanitarie. «Il Fondo sanitario nazionale è stato incrementato in questi ultimi anni- ammette -ma la maggior parte delle risorse sono per beni e servizi. Avevamo chiesto di vincolare 2 miliardi per i professionisti». Invano. L'alternativa a un investimento, per Anelli, è «un sistema dove la sanità sia sempre di più affidata ai privati, alle cooperative, alle assicurazioni. Questo creerebbe un aumento delle disuguaglianze e farebbe crollare quei principi di universalità, uguaglianza ed equità che, reggendo il SSN, sono il presupposto per assicurare la coesione sociale del Paese».
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