Attualità
01/11/2022

Fine percezione della musica oltre che dell'eloquio, l'avanguardia tecnica degli impianti cocleari

Si è tenuto a Vienna il "Sound Sensation Festival", nel corso del quale si sono esibiti musicisti di successo (pianisti, violinisti, cantanti country e pop) che hanno recuperato la propria capacità uditiva attraverso un impianto cocleare di ultima generazione. L'evento è stato organizzato da MED-EL, azienda leader mondiale nel settore, che - da quando ha aperto la strada al moderno impianto cocleare nel 1977 - si è impegnata a fornire con i propri dispositivi l'esperienza uditiva più vicina a quella naturale ponendosi l'obiettivo di riconnettere le persone con problemi di udito alla magia della musica. Con questo approccio alla tecnologia dell'udito, gli utilizzatori di questi impianti possono ascoltare ogni tono e i minimi dettagli dei loro brani preferiti. Va sottolineato che questa esibizione ha offerto una prova del profondo valore tecnico, scientifico, clinico e psicologico dell'intervento, considerando che la riabilitazione all'ascolto dell'eloquio è più agevole rispetto a quello della musica, che richiede maggiore tempo e impegno portando però a risultati eclatanti. Nel corso della conferenza di presentazione al concerto si sono succeduti interventi di carattere otologico e testimonianze dirette di musicisti. «L'operazione di impianto cocleare dura al massimo 20 minuti ed è sicura» premette Luis Lassaletta, direttore di Otologia all'Ospedale Universitario di La Paz (Spagna), il quale ricorda alcuni dettagli tecnici distintivi dell'impianto cocleare. «Nell'udito naturale, ogni specifico tono o frequenza del suono attiva sempre una cellula ciliata specifica, corrispondente a un punto specifico della coclea. È proprio come una tastiera di pianoforte disposta lungo tutta la coclea, dall'inizio alla punta. Ciò significa che un cinguettio acuto di un uccello attiva le cellule ciliate all'inizio della coclea, mentre l'abbaiare di un cane dal tono basso attiva le cellule ciliate più in profondità vicino alla punta della coclea. Per fornire un'accurata percezione di un suono, pertanto, si deve stimolare quella frequenza del suono nel punto corretto della coclea. Un array di elettrodi per impianto cocleare deve essere sufficientemente lungo da coprire l'intera coclea, fino a 720°, in modo da poter stimolare l'intera gamma naturale di frequenze sonore». Marcus Schmidt, direttore marketing MED-EL, ingegnere elettronico sviluppatore del primo processore audio combinato per la stimolazione elettroacustica a supporto delle persone con parziale perdita dell'udito, sottolinea al proposito che «a differenza di MED-EL, altre aziende utilizzano array più corti che generalmente possono stimolare solo il primo giro della coclea (fino a 450°), a volte descritta come zona uditiva, il che significa che possono essere stimolate solo le frequenze medio-alte. I nostri array sono disponibili nella gamma più completa di lunghezze in modo che il chirurgo possa scegliere quello che copre in modo ottimale la coclea del singolo paziente. Ciò consente di stimolare la più ampia gamma di suoni nella loro posizione naturale all'interno della coclea. Le strutture del nervo uditivo naturale compiono circa due giri nella forma a spirale della coclea; quindi, la matrice di elettrodi dovrebbe coprire da uno e mezzo a due giri (540°-720°) per fornire una copertura cocleare completa». «Per un musicista con perdita completa dell'udito, dopo l'impianto del dispositivo, è fondamentale un'opera di riabilitazione per riacquistare l'abilità nell'ascolto del parlato. Per il completo riacquisto delle più fini capacità uditive musicali, variabili da persona a persona a seconda delle proprie preferenze ed esigenze, la riabilitazione richiede più tempo, potendo arrivare a due-tre anni. Questo permette anche la valutazione di un riposizionamento del dispositivo da parte del chirurgo in modo che corrisponda perfettamente alle aree della coclea che devono essere stimolate dagli elettrodi» specifica Johanna Boyer, cantante e utilizzatrice lei stessa di un impianto cocleare e collaboratrice di Med-El come musicologa, oltre a essere una delle maggiori esperte circa l'esperienza e la percezione della musica da parte di persone portatrici di impianto e ideatrice dell'iniziativa "Sound Sensation Festival". Autrice del 'Musical Ears handbook' - una raccolta di attività musicale utili a supportare la riabilitazione uditiva di bambini con impianti cocleari - Boyer afferma che «ascoltare storie dagli utenti di impianti riguardanti quanto la nostra tecnologia ha avuto un impatto sulla loro vita è molto gratificante. Parliamo spesso con loro di come sono stati in grado di realizzare i loro obiettivi e di vivere i loro sogni senza essere limitati dalla perdita dell'udito grazie al loro impianto cocleare: non c'è niente più potente di questo». Boyer è anche ricercatrice nello sviluppo e nell'attuale applicazione del metodo "Meludia", un training musicale online per utilizzatori di impianto musicale. A tale proposito, Bastien Sannac, ingegnere informatico, co-fondatore e Ceo di Meludia, azienda francese sviluppatrice di app di training cerebrale basate sulla musica per persone di tutte le età e abilità musicali, ricorda di «avere recentemente sviluppato un'app specializzata, progettata per rendere la musica più accessibile alle persone con perdita dell'udito e impianti cocleari».

Riguardo la riabilitazione uditiva clinica, «il percorso inizia nel bambino con lo screening audiologico neonatale, che in Italia è un Lea» spiega Anna Rita Fetoni,ordinario di Audiologia dell'Università Federico II di Napoli. «La Regione Campania, sotto questo profilo, è stata capofila, implementando tale screening già nel 2007. Eseguito su tutti i bambini, nati sani o in una terapia intensiva o con un problema sindromico, questo test permette di identificare quelli che sono - o possono essere - affetti da sordità congenita. Da lì prendono avvio delle categorie di sorveglianza (come nel caso di infezione da Citomegalovirus, trasmesso dalla madre a livello placentare), la più frequente causa di sordità non genetica, che verrà seguita fino ai 3-4 anni di età evidenziando se la forma tenderà a regredire o a portare a una sordità progressiva tardiva. Esistono precise regole» specifica Fetoni. «Al bambino identificato alla nascita, in tre mesi viene posta la diagnosi e subito si inizia la protesizzazione che deve essere un percorso che si chiude entro i primi sei mesi di vita. In seguito, c'è la soluzione dell'impianto cocleare o la prosecuzione con la protesi acustica: questa è una decisione che viene presa dagli audiologi e dagli otorinolaringoiatri che si occupano di audiologia infantile. La Fda ha abbassato fino a 12 mesi l'età per l'impianto cocleare ma lo standard per operare tale scelta rimane dai 12 ai 18 mesi». Riguardo le cause più importanti di sordità genetica vi è invece, spiega Fetoni, «il deficit di connessina 26, che è una proteina situata all'interno delle cellule ciliate fondamentale per la funzione uditiva. L'omozigosi di questa condizione rappresenta la sordità più comune non sindromica nei Paesi del Mediterraneo». Si tratta in entrambi i casi di forme a nervo integro e che quindi sono suscettibili di essere trattate con impianto cocleare. «Il rischio è più alto nelle sordità monolaterali in cui manca proprio il nervo acustico (in questi casi si effettuano stimolazioni a livello del nucleo nel tronco encefalico). In ogni caso, l'outcome degli impianti cocleari dipende molto dalle performance a livello centrale, ovvero è molto condizionato dalla neuroplasticità» prosegue l'audiologa. «Questa dipende nel bambino dalla plasticità evolutiva ed è strettamente dipendente dall'apprendimento; tale plasticità può essere rallentata ma può essere invertita se il bambino è esposto a un'esperienza uditiva il più precoce possibile. Nell'adulto vi è invece una plasticità adattativa, rispetto al deficit che si è avuto e alla ripresa della funzione, che si basa con meccanismi neuronali differenti e che rientrano nell'ambito oggi definito del 'connettoma'. Quest'ultimo, visualizzato alla RM, in futuro potrebbe permettere di predire al paziente quali saranno i suoi risultati. Tra le esperienze personali più significative, da segnalare quella di Alberto Trump, grande appassionato di musica, che aveva subito in gioventù un trauma acustico 'da rumore' e al quale, anni dopo, è stato diagnosticato un neurinoma dell'acustico bilaterale. Dopo intervento chirurgico monolaterale riuscito - con preservazione cioè del nervo ma purtroppo senza recupero dell'udito - si è sottoposto a impianto cocleare. «Il recupero con il parlato è stato immediato, mentre per la musica vi è stata inizialmente una grande difficoltà, con notevole differenza tra il ricordo delle percezioni e l'ascolto di canzoni e brani sentiti migliaia di volte» afferma Trump. «Mediante il supporto di un tecnico mappatore, attraverso una tecnica Tc che consente di verificare come è posizionato l'elettrodo nella coclea, è stato possibile settare l'elettrodo stesso nel modo più preciso e personalizzato possibile e da quando è iniziata questa strategia di recupero è cambiata la qualità della percezione anche della musica».

A.Z.
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