Governo e Parlamento
10/04/2022

Post pandemia, dall'innovazione risparmi per il sistema ma servono più risorse

Ogni euro investito in studi clinici su farmaci innovativi ne genera quasi 3 (2,77) in termini di benefici per il Sistema Sanitario. È il cosiddetto "effetto leva", determinato dai costi evitati per l'erogazione a titolo gratuito delle terapie sperimentali alle persone arruolate nei trial, interamente a carico delle aziende sponsor. Senza dimenticare le minori spese per ospedalizzazioni e il contributo che questi pazienti possono continuare a offrire al lavoro e alla società.

Di questo e, più in generale, del Sistema Sanitario in Italia nell'era post pandemica si è parlato in Senato al convegno nazionale organizzato da FOCE e da Fondazione Insieme Contro il Cancro, realizzato con il supporto incondizionato di BeiGene.

L'innovazione terapeutica ha permesso di cronicizzare, migliorare la sopravvivenza e, in alcuni casi, di ottenere la guarigione in molte malattie, dai tumori alle patologie cardiovascolari, che fino a poco tempo fa erano prive di opportunità di cura. Ma i trattamenti delle malattie croniche più gravi stanno subendo un grave rallentamento per i ritardi nelle cure causati dal Covid-19. E lo stop più consistente si è registrato nei più anziani: nel 2020, rispetto al periodo pre pandemia (2019), il consumo di farmaci oncologici è diminuito del 7,2% negli 80-84enni e del 18% negli over 85. Ancora più rilevante il calo delle terapie attive sul sistema cardiovascolare (-10,9% negli 80-84enni, -21,2% negli over 85). "Il Covid-19 ha tenuto lontano per troppo tempo i cittadini, soprattutto anziani, dagli ospedali per timore del contagio, ma ora è concreto il rischio di annullare i progressi ottenuti in questi anni - ha spiegato Francesco Cognetti, Presidente di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi) e di Insieme Contro il Cancro -. La ricerca clinica è motore di sviluppo economico e sociale, con un contributo importante al recupero dell'attuale crisi sanitaria ed economica grazie alle potenzialità di partnership tra settore pubblico e privato. Ecco perché è necessario investire più risorse nell'innovazione, che è un cardine del 'sistema Paese', soprattutto oggi alla luce delle conseguenze del Covid-19". È necessario investire su professioni spesso non valorizzate, tecnologie, discipline mediche e su una profonda revisione della governance. L'innovazione deve includere anche gli ospedali, finora non considerati dal PNRR.

Da inizio pandemia (marzo 2020) a gennaio 2022, in Italia, l'eccesso di mortalità totale, rispetto alla media 2015-2019, è stato di 178 mila decessi, con gran parte del sovrannumero del 2021 osservato nel primo quadrimestre, quando la copertura vaccinale era ancora molto bassa (Istat-ISS). Nel 2021 il totale delle morti è risultato in diminuzione rispetto al 2020, anche se è rimasto su livelli molto alti: sono state 709.035, 37mila in meno rispetto al 2020 (-5,0%), ma 63 mila in più rispetto alla media 2015-2019. "I ritardi accumulati nel 2020 sono stati solo in parte recuperati nel 2021, per questo si stanno annullando gli ottimi risultati ottenuti nella gestione delle malattie croniche, con conseguenze molto gravi, che già registriamo in patologie tempo dipendenti come quelle cardiovascolari - ha sottolineato Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente della Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. In un quarantennio (1980-2017) la mortalità per malattie ischemiche del cuore si è ridotta di quasi il 70%, quella per patologie cerebrovascolari di oltre il 70% e il contributo dei nuovi trattamenti è stato quello che più ha influito su questa tendenza. L'innovazione è la chiave di volta per ritornare ai livelli pre pandemia, ma servono interventi urgenti anche rivolti agli ospedali".

In oncologia, dove da aprile-maggio 2021 si era osservato un forte recupero delle diagnosi e degli interventi chirurgici posticipati, da dicembre 2021, con l'incremento dei contagi, si è assistito a una nuova e significativa riduzione delle nuove diagnosi (-8% 2021 rispetto al 2019), dei ricoveri per interventi chirurgici (-3%) e delle terapie (-13%), a causa della difficoltà di accesso agli ambulatori e ai reparti.
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