Professione medica
04/02/2022

Giornata mondiale contro il cancro, con la pandemia aumentati i casi gravi non diagnosticati. L'allarme degli oncologi

Un'ondata di casi di tumore in fase avanzata e dunque più difficili da curare. È allerta perl'aumento di casi gravi di cancro a causa dei ritardi nelle diagnosi e nelle cure accumulati in 24 mesi di pandemia. L'allarme arriva dagli oncologi alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro che si celebra il 4 febbraio. E per fare fronte a questa situazione, avvertono, serve subito un Recovery plan, ovvero un Piano di recupero dell'oncologia, per colmare i ritardi nell'assistenza, perché "senza un'adeguata programmazione, con assegnazione di risorse e personale, le oncologie non saranno in grado di affrontare l'ondata di casi in fase avanzata stimati nei prossimi mesi e anni".
A fotografare lo stato attuale dell'oncologia è l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ed il dato che emerge è preoccupante:«Le neoplasie, non rilevate nel 2020 - spiega il presidente Saverio Cinieri - ora stanno venendo alla luce, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori rispetto al periodo precedente la pandemia. Inoltre, queste patologie presentano anche un carico tumorale maggiore, cioè metastasi diffuse, con quadri clinici che non vedevamo da tempo». Si tratta, appunto, 'dell'effetto pandemia', ovvero delle pesantissime conseguenze indirette che il Covid ha determinato. Nel 2020, infatti, le nuove diagnosi di neoplasia si sono ridotte dell'11% rispetto al 2019, i nuovi trattamenti farmacologici del 13%, gli interventi chirurgici del 18%. Non solo. Gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami. Sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3300 per il tumore del seno, circa 1300 per il colon-retto, mentre l'assistenza domiciliare oncologica è disponibile solo per il 68% dei centri. Ma anche in queste settimane, spiega Cinieri, «la nuova ondata della pandemia causata dalla variante Omicron sta mettendo in crisi la gestione dei reparti di oncologia e l'attività chirurgica programmata è stata sospesa o rallentata, poiché le terapie intensive sono occupate da pazienti con Covid». Ma la crisi nell'assistenza sanitaria causata dalla pandemia, avverte l'Aiom, non può più essere affrontata con «iniziative estemporanee come è avvenuto finora, basate sull'apertura e chiusura dei reparti in relazione all'incremento del numero dei contagiati dal Covid». Da qui la richiesta alle Istituzioni di definire una programmazione a medio e lungo termine sulla implementazione dell'attività oncologica ospedaliera.
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 377mila nuovi casi di tumore. L'alto livello dell'assistenza oncologica nel nostro Paese è però evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che raggiungono il 65% nelle donne e il 59% negli uomini. Inoltre, in sei anni (2015-2021), si è osservato un calo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell'8% nelle donne. «Ottimi risultati che però rischiano di essere vanificati senza una programmazione adeguata, perché la quarta ondata pandemica sta peggiorando una situazione già critica. Plaudiamo alle iniziative del Governo che ha stanziato 1 mld di euro per recuperare gli interventi e le visite rinviate. Ma non basta. Se non viene definito un Piano di recupero, con un potenziamento vero del personale e delle strutture - conclude Cinieri - rischiamo di non riuscire a gestire la prossima epidemia di casi oncologici gravi».
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