Politica e Sanità

set242012

Uro-oncologia: follow up inappropriato per paura denunce

Tac periodica dopo resezione di tumore renale, quando la letteratura scientifica indica che il 95% dei pazienti non sviluppa la patologia nei 10 anni successivi; cistoscopia con ricovero e biopsie in pazienti a basso rischio di recidive. Sono solo alcuni esempi di follow up inappropriato che si verifica in campo uro-oncologico. Lo denuncia il presidente neo-eletto dell’Associazione urologi italiani (Auro), Pierpaolo Graziotti che in occasione del 19mo Congresso nazionale Auro e della sua elezione, ha inserito il tema tra i punti da trattare nel corso del suo mandato. «La prescrizione di accertamenti dovrebbe essere eseguita nell’interesse del paziente attenendosi alle linee guida delle proprie società scientifiche» dice Graziotti «ma spesso il follow up è modulato sulla base della medicina difensiva, per dare un’immagine di adeguatezza della cura e troppo di frequente fuori da protocolli scientifici. Ma» ha aggiunto «si tratta di un franco abuso di follow up e di un falso modo per tranquillizzare il paziente, cui spesso il medico ricorre per paura di essere coinvolto in cause legali». Il rischio secondo Graziotti, riferendosi in particolare alle patologie urologiche, è un eccesso di accertamenti superflui, di radiazioni cui il paziente viene sottoposto con un impatto economico per il Servizio sanitario, e per questo motivo intende «sollecitare i colleghi a ricercare appropriatezza attenendosi a protocolli diagnostico-terapeutici condivisi dalle principali società scientifiche per evitare esami e interventi costosi e non strettamente necessari». A fronte, ha concluso: «Come presidente dell’Associazione farò in modo che di mettere i soci in condizione di essere tutelati qualora coinvolti in cause legali, a fronte di trasparenza e appropriatezza degli accertamenti prescritti al paziente».

Simona Zazzetta


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