Politica e Sanità

mag72012

Tdm: ben vengano leggi regionali sull’accesso ai cannabinoidi

La legge 38 sul dolore non è ancora sufficientemente applicata in tutto il territorio nazionale, quindi ben vengano leggi regionali, come quella appena approvata in Toscana sull’accesso ai cannabinoidi a scopo terapeutico, lo sostiene il Tribunale per i diritti del malato

La legge 38 sul dolore, del marzo 2010, non è ancora sufficientemente applicata in tutto il territorio nazionale, quindi ben vengano leggi regionali, come quella appena approvata in Toscana sull’accesso ai cannabinoidi a scopo terapeutico. È questo il messaggio espresso in una nota diffusa dal Tribunale per i diritti del malato in cui Domenico Gioffrè, direttore del Centro regionale toscano “Contro il dolore inutile” del Tdm dichiara: «Abbiamo sempre sostenuto che alle persone sofferenti devono essere concesse tutte le opportunità di cura di cui dispone oggi la farmacologia. Nel contempo, abbiamo sostenuto che l’attenzione verso la cura del dolore deve attenersi a criteri di appropriatezza, individuando di volta in volta quali sono le condizioni in cui sono indicati la prescrizione e l’impiego dei derivati della cannabis, oppure della morfina o di altre sostanze efficaci nella terapia del dolore. In medicina, non ci sono mode da seguire o inseguire, ma solo opportunità terapeutiche, sotto attenta valutazione medica». Ma il problema, sottolinea Gioffrè, è che in Italia, «un quarto della popolazione italiana soffre ancora di dolore cronico non oncologico generato frequentemente da malattie inguaribili, ma non per questo incurabili». E infine, aggiunge: «Mentre salutiamo molto positivamente la nuova legge regionale toscana sui cannabinoidi, dobbiamo purtroppo aggiungere che il nostro è un paese nel quale i cittadini sono discriminati in base alla latitudine in cui vivono, non offrendo a tutti le stesse opportunità di cura, neanche quando esse sono indirizzate al rispetto della dignità della persona. Non vogliamo più che l’unica forma di federalismo realizzata in questo paese resti il federalismo della sofferenza».


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