mag282012
«In Italia siamo arrivati al punto che in alcune realtà periferiche ci sono aziende ospedaliere prive di reparti per l’interruzione di gravidanza». A lanciare l’allarme nel corso di un convegno svoltosi settimana scorsa sull’Obiezione di coscienza in Italia è stata Emma Bonino, un allarme ripreso dagli organi di stampa e che Nicola Surico, presidente della Sigo, non sottovaluta. «Dal mio punto di vista» spiega il presidente Sigo «potrebbe essere utile fare concorsi con quote riservate ai medici non obiettori di coscienza. La presenza di medici a gettone disponibili all’occorrenza non è funzionale e aumenta i costi per il Servizio sanitario». Ora la legge lo vieta, ma secondo il presidente della Società ginecologica, «non dovrebbe essere complicato stabilire una deroga che fa sì che la Asl abbia sempre un medico non obiettore». I numeri del resto sono molto significativi. Il 71% dei ginecologi italiani è obiettore, con punte in Basilicata, dove 9 medici su 10 obiettano, e la Campania dove si arriva all’84%. «In effetti le percentuali sono schiaccianti. Molti sono obiettori della prima ora, altri lo sono diventati in una seconda fase perché si tratta comunque di un’attività molto problematica sia sul piano organizzativo sia su quello psicologico». Quanto alle accuse di carriera osteggiata per gli obiettori Surico non ci crede «non ci sono privilegi per gli obiettori, è chiaro che i non obiettori si espongono molto sul piano politico, il che rende più complessa una carriera dirigenziale all’interno di una Asl».Marco Malagutti