Ginecologia

lug72011

Sorveglianza post-trattamento dei tumori femminili

Le raccomandazioni proposte dalla Society of gynecologic oncologists, in particolare per le visite mediche periodiche e il monitoraggio attento dei sintomi, sono una guida fondamentale per ridurre il rischio di recidive nelle donne sopravvissute ai tumori ginecologici

I tumori ginecologici rappresentano oggi il 10% delle neoplasie che colpiscono il sesso femminile; tra le donne sopravvissute a ogni forma di cancro, ben una su cinque ha vinto la battaglia proprio contro una forma di cancro di tipo ginecologico, e questa percentuale positiva è in continuo aumento. La sorveglianza post-trattamento dei tumori femminili riveste quindi un'importanza vitale per evitare che la malattia si ripresenti. Per ottenere questi risultati è indispensabile che la comunità medica detti le linee da seguire per minimizzare il rischio di recidive. Nell'articolo, pubblicato sul numero di giugno 2011 della rivista American Journal of Obstetrics & Gynecology, la Society of gynecologic oncologists statunitense fa il punto della situazione, soffermandosi sulle strategie più efficaci da mettere in pratica nei confronti delle forme tumorali più frequenti nelle donne.

Tumori dell'endometrio e ovarico
Tra i tumori ginecologici, quello che interessa l'endometrio è il più frequente. Se diagnosticato e curato precocemente, permette una sopravvivenza a cinque anni che può raggiungere il 95% dei casi. È però caratterizzato da alte percentuali di recidiva, che di solito si manifestano entro tre anni dal primo tumore. Le attuali linee guida consigliano esame pelvico e rettovaginale ogni 3-6 mesi per i primi due anni, successivamente a cadenza semestrale. Anche l'esame citologico vaginale ha un ruolo importante e deve essere programmato ogni 6 mesi nei primi due anni e annualmente a seguire. Un altro aspetto importante per la sorveglianza è l'educazione della paziente alla valutazione dei sintomi - il più comune dei quali è il sanguinamento vaginale -, che in molti casi permette alla donna di intuire la presenza di una situazione anomala e di ricorrere con urgenza al controllo medico. Altre procedure, come l'utilizzo dell'antigene tumorale 125 e l'imaging radiografico, non vengono raccomandate dagli estensori delle linee guida della Society of gynecologic oncologists. La scansione Pet-Ct sembra invece poter svolgere un ruolo efficacia nell'individuazione di recidive, ma i suoi altri costi ne limitano l'utilizzo di routine.
Il carcinoma ovarico è un'altra forma tumorale ginecologica molto frequente, gravata purtroppo da un'alta mortalità e da un elevato numero di ricorrenze. Richiede quindi una sorveglianza post-trattamento molto intensa e ravvicinata, che consiste in visite (esame fisico e identificazione CA 125) ogni 2-4 mesi nei primi due anni e semestrali per i tre anni successivi. Negli ultimi anni il ruolo dell'imaging radiografico e della scansione Pet-Ct è decisamente aumentato, anche se andrebbe riservato a pazienti nelle quali il sospetto di recidive è già stato evidenziato dall'esame fisico.

Carcinoma della cervice uterina e della vulva
Il carcinoma della cervice uterina ha un ottimo tasso di sopravvivenza a cinque anni (90%) ma si ripresenta in 1-2 donne ogni 10. Solitamente, la recidiva avviene dopo 2-3 anni dal primo tumore, ed è quindi questo il periodo, sottolineano gli esperti, durante il quale concentrare la sorveglianza post-trattamento. Anche in questo caso, visite ravvicinate nel tempo (ogni 3-6 mesi nei primi 2 anni) basate su esame citologico e accurata valutazione dei sintomi rimangono le strategie vincenti per identificare la maggior parte di nuovi tumori della cervice uterina. Il cancro della vulva, fortunatamente abbastanza raro, ha un esito spesso fatale quando si ripresenta. A causa della sua propensione a manifestarsi nello stesso punto colpito in precedenza, l'esame accurato della vulva è l'esame da incentivare per monitorare il rischio di recidive.

Più collaborazione tra oncologo e medico di Medicina generale
L'alto numero di donne sopravvissute ai tumori ginecologici impone un costante miglioramento delle strategie di sorveglianza post-trattamento e linee guida comuni per ridurre il rischio di recidive. È quindi indispensabile mettere in pratica le raccomandazioni proposte dalla Society of gynecologic oncologists, in particolare per quanto riguarda visite mediche periodiche e monitoraggio attento dei sintomi. Ma c'è un altro punto sul quale insistono gli esperti della società scientifica statunitense: il coinvolgimento attivo della Medicina di base, che gioca un ruolo insostituibile nella gestione a lungo termine del paziente oncologico. Affinché l'operato del medico di famiglia sia efficace, però, è necessario che venga aggiornato costantemente sui metodi di intervento mirati da adottare nei confronti delle donne sopravvissute al tumore ginecologico. Su questo aspetto, al momento, c'è ancora tanto da fare.


American Journal of Obstetrics & Gynecology 2011; 204 (6): 466-478


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