Politica e Sanità

lug72015

Slow Medicine in endocrinologia, dall'Ame le 5 pratiche a rischio di inappropriatezza

Dall'Associazione medici endocrinologi (Ame) è stata varata una lista di "pratiche a rischio di inappropriatezza di cui professionisti e pazienti dovrebbero parlare", nell'ambito dell'iniziativa "fare di più non significa fare meglio" varata da Slow Medicine - associazione per una medicina più sobria, rispettosa, giusta - alla quale Ame ha aderito con convinzione. «Il primo progetto che ci ha visto impegnati è quello relativo al fenomeno, sempre più diffuso e sentito, del sovrautilizzo di esami diagnostici e di trattamenti» afferma Rinaldo Guglielmi, presidente Ame. «Confortati dai risultati di studi e metanalisi, abbiamo selezionato 5 procedure che non risultano efficaci». Tali procedure, in particolare, sono state identificate dal gruppo di lavoro "Ame per una medicina sostenibile" coordinato da Marco Attard, dell'Uo endocrinologia dell'Ospedale Cervello di Palermo, attraverso un lungo percorso basato su esperienza clinica ed evidenze scientifiche. «Ovviamente» asserisce Attard «la loro attuazione non è preclusa ma deve essere valutata volta per volta sulla base di segni clinici e storia del paziente, con il quale va condivisa la decisione». «Occorre che anche i cittadini si rendano conto che per la loro salute non sempre "fare di più significa fare meglio" ossia che non sempre il medico che prescrive più esami e prestazioni è più competente» aggiunge Guglielmi. L'elenco redatto da Ame si affianca a quelli già stesi da altre società scientifiche, tutti ispirati alle "Top 5 list" di Choosing wisely ma basati sulla realtà clinico-sanitaria italiana e solo sull'appropriatezza clinica, con raccomandazioni in ogni caso utili per ridurre gli sprechi. Ecco la lista Ame. 1) Non richiedere di routine l'ecografia tiroidea in soggetti senza segni e/o sintomi di patologie tiroidee e non appartenenti a gruppi di rischio per carcinoma tiroideo. Ciò per evitare l'incremento di diagnosi di carcinoma tiroideo non associato ad aumento di mortalità (overdiagnosis) e l'individuazione di un numero elevato di noduli tiroidei privi di "peso patologico" ma anche per non causare ansia nel paziente e un aumento di procedure diagnostiche e chirurgiche, con conseguenti aumento dei costi per la collettività e possibili danni al paziente. 2) Non ripetere l'indagine densitometrica ossea a intervalli minori di 2 anni. Il cambiamento percentuale di densità ossea prevedibile entro 2 anni a causa delle terapie o della menopausa è inferiore alla precisione di rilevamento di questa tecnica diagnostica. 3) Non richiedere il dosaggio del testosterone libero nel sospetto diagnostico di ipogonadismo e di iperandrogenismo, a causa di problematiche analitiche. È preferibile basarsi sul testosterone totale. 4) Non richiedere di routine il dosaggio della Ft3 in pazienti con patologia tiroidea. Per conoscere la funzione della tiroide nella maggior parte dei casi è sufficiente il dosaggio del Tsh. Il dosaggio della Ft3, oltre alla Ft4, è utile solo se si rilevano valori soppressi di Tsh. Nel monitoraggio della posologia della levotiroxina, in caso di terapia sostitutiva dell'ipotiroidismo, il dosaggio della Ft3 non è necessario. 5) Non trattare indiscriminatamente i pazienti con gozzo nodulare mediante terapia soppressiva con levotiroxina, la cui efficacia clinica si ha solo in una minoranza di pazienti e dopo molto tempo e che porta a una condizione di tireotossicosi subclinica, rischiosa soprattutto per le donne in menopausa e per gli anziani (rischio di osteoporosi e aritmie). La terapia va considerata solo in casi selezionati.

Arturo Zenorini


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