Politica e Sanità

giu72014

Snamid: endocrinologi e internisti in rete contro l’ipotiroidismo

Una rete medico di famiglia-internista-endocrinologo intorno al paziente tiroideo: è la proposta contenuta nel documento di consenso varato a Bologna dalla Società nazionale di aggiornamento in medicina di famiglia-Snamid, dalla Federazione degli internisti ospedalieri Fadoi e dall’Associazione Medici Endocrinologi. L’obiettivo del documento sostenuto dal comitato di presidenza Snamid (Roberto Stella, presidente, Marco Cambielli e Maurizio Lucarelli) da Paolo Montanari e Marco Grandi per Fadoi e da Enrico Papini per Ame, è offrire una diagnosi tempestiva e una terapia efficace a un numero di pazienti molto alto. Si stima un'"epidemia" di patologie tiroidee nella popolazione italiana pari al 10% degli assistiti. Di questi 10, otto sarebbero affetti da ipotiroidismo, scarsa funzionalità della tiroide, «un’epidemia raffrontabile al diabete se non superiore», sintetizza Paolo Spriano, responsabile comunicazione della Snamid, che ha presentato la carta al congresso monotematico nazionale. «C’è di più:  nelle donne in gravidanza e nell’anziano, se effettuassimo a tappeto la misurazione del Tsh potremmo avere livelli di prevalenza superiori, si stima fino al 15%». Certo in molti anziani la patologia può decorrere asintomatica, ma più spesso dà origine a disturbi e patologie in altri distretti del corpo, problematiche cardiologiche ed altre che sono trattate o “per sintomo” senza andare alla radice, oppure affrontando la patologia insieme ad altre. C’è poi il problema dei pazienti che non rispondono alla terapia con levotiroxina. «A causa di un intoppo nella comunicazione tra specialista e medico di famiglia, i nostri assistiti rischiano talora di sospendere la terapia e, altre volte, di essere troppo trattati. Il documento- continua Spriano- mira a dare una voce univoca al mondo medico, evitando prescrizioni inappropriate e dando certezze. Esso avoca all’internista la competenza di investigare i sintomi nelle varie età e nei vari organi, all’endocrinologo quella di arrivare a una diagnosi rapida, ed impostare una terapia sostitutiva con levotiroxina nei livelli adeguati (e nelle formulazioni adatte, oggi ce ne sono di più facilmente assorbibili dall’organismo quando le condizioni cliniche del paziente o la contemporanea ingestione di alimenti come caffè, papaya etc innalzano il ph nello stomaco creando talora problemi di concentrazione della molecola). Inoltre dà al medico di famiglia il compito di tirare le fila della terapia, monitorando il paziente, e concordando eventuali aggiustamenti della cura, perché le dosi sono variabili sia da persona a persona sia, nello stesso individuo, nel tempo».

Mauro Miserendino


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