Ginecologia

feb212012

Sigo e Aogoi su parti cesarei: soluzione nel riordino punti nascita

Ha sollevato perplessità da parte della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) e dell’Aogoi, l'attività di controllo dei punti nascita da parte dei carabinieri dei Nas voluta dal ministro della Salute Renato Balduzzi per fare chiarezza e accertare un eventuale utilizzo «non appropriato» del parto con taglio cesareo. Perplessità soprattutto in merito all’efficacia, poiché secondo le due sigle, la soluzione all’elevata incidenza dei parti cesarei va cercata nel Piano di riordino dei punti nascita varato nel dicembre 2010. «Il problema è farlo applicare» sostiene Nicola Surico, presidente Sigo, ribadendo che la questione sta nell’organizzazione dei reparti e nelle modalità di rimborsi. «Oggi nella maggior parte del Paese» spiega «non si è ancora avviata la riconversione dei piccoli centri e la tariffa di rimborso (Drg) per un cesareo è superiore (in alcuni casi di molto) a quella per un parto naturale». Anche Vito Trojano presidente Aogoi richiama l’attenzione sulle questioni strutturali e organizzative: «C’è un numero molto alto, a volte eccessivo, di punti nascita privi dei necessari standard di professionalità e dell’adeguato supporto tecnologico» sottolinea in una nota «soprattutto nel Mezzogiorno. Ed è in queste strutture piccole, con meno di 500 parti l’anno, che la percentuale di cesarei è generalmente maggiore». Nel dibattito entra anche la Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip), ma per ricordare che quando si effettua un cesareo, «è solo per salvaguardare la salute della mamma e del bambino». Il taglio cesareo, afferma Claudio Giorlandino, segretario generale Sidip «non è un reato. Non si deve considerare più bravo chi fa meno cesarei, ma chi fa meno danni». E avverte che i ginecologi «si sentono controllati» e che «sono sotto pressione». «Da una parte continue denunce per tagli cesarei non effettuati o effettuati troppo tardi dall'altra spinte ideologiche a ridurne il numero». E conclude: «Non vorremmo che la decisione di inviare i Nas esercitasse una pressione psicologica tale da ridurre il numero dei cesarei, ma condizionando il fine ultimo che non è il modo di partorire ma il bene della madre e del figlio».


L'Esperto Risponde di Dica33
Guarda il video ed entra nella squadra di Esperti
LIBRI ELSEVIER