Politica e Sanità

ott162013

Sigm e FederSpecializzandi, riduzione ragionata della durata delle specializzazioni

I Giovani medici (Sigm) si dichiarano «favorevoli a una revisione della durata dei corsi di specializzazione» proprio mentre la Federspecializzandi sottolinea la sua «contrarietà ai tagli lineari alle scuole di specializzazione». La contraddizione che sembra emergere dai comunicati emessi dalle due organizzazioni rispetto ai ventilati tagli contenuti nel decreto legge di stabilità è solo apparente. In entrambi i casi, infatti, l’opposizione ai tagli lineari è netta e riguardo alla durata dei corsi il principale problema che viene posto è relativo al metodo. Come chiarisce il presidente nazionale della FederSpecializzandi Cristiano Alicino, «non c’è nessuna opposizione pregiudiziale rispetto al fatto che alcuni corsi possano durare quattro anni invece di cinque. Occorre, per ogni specializzazione, definire quali sono le competenze necessarie; i percorsi formativi e la loro durata devono esserne la logica conseguenza e quanto stabilito deve essere il più possibile omogeneo su tutto il territorio nazionale». Il timore è che le durate vengano tagliate in modo indiscriminato, «con il rischio di compromettere l’acquisizione delle competenze previste nel quinto anno e la possibilità che alcuni diplomi non vengano riconosciuti negli altri Paesi»; esiste infatti una direttiva europea che stabilisce delle tempistiche minime per il riconoscimento all’estero. Certo, c’è anche la necessità, ricordata da Alicino e sottolineata anche dalla Sigm «di reperire i fondi necessari a finanziare un maggior numero di contratti di formazione specialistica a partire dall'anno accademico 2013/2014». In particolare, i Giovani medici propongono che venga ripristinata l'articolazione dei corsi antecedente all'applicazione del Dm 1 agosto 2005, ovvero quella definita dal Dm 11 maggio 1995. Tuttavia, spiega il vice presidente vicario del Sigm Andrea Silenzi, per evitare disagi sarebbe «necessario prevedere nel transitorio, in sede di prima applicazione, la possibilità di adesione opzionale, e quindi su base volontaria, del medico in formazione».

Renato Torlaschi

 


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