Politica e Sanità

nov282014

Senza consenso informato il medico rischia, l’esperto: necessaria informazione corretta ed esauriente

Il consenso informato riveste un’importanza colossale e il modello- format dato al paziente prima di un intervento alla prova dei fatti talora può risultare incompleto. Andrebbe integrato dalle risultanze del colloquio, obbligatorio, tra medico e paziente. Le conclusioni nascono dalla lettura della sentenza di Cassazione 19731 del 19 settembre scorso relativa a un ingegnere di 62 anni deceduto nel 1998 per una trombosi venosa profonda seguita a un intervento chirurgico. 
La casa di cura e il chirurgo erano stati denunciati sia per l’intervento in sé sia per vizi nel consenso ma in primo grado il Tribunale aveva rigettato la domanda. Nel 2007 si va in Appello e qui la Corte condanna struttura e medico a risarcire 5 mila euro per l’intervento mal riuscito, ma l’erede si appella ancora e la Cassazione gli dà ragione, stavolta facendo leva sul consenso incompleto. “Sussiste la prova evidente dell’inadempimento in relazione alla mancata e completa informazione sul rischio inerente al primo intervento”. Il consenso firmato dal paziente c’era, su modulo, che risulta “sintetico ma incompleto”; andava integrato da un colloquio medico-paziente, che però dalla cartella clinica non risulta. “Ma il consenso completo è elemento strutturale dei contratti di protezione quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario”, contesta la Suprema Corte e “l’inadempimento del debitore della prestazione è idoneo a ledere diritti inviolabili della persona”. I giudici annotano poi che il rischio di trombosi venosa profonda a seguito di quell’intervento può arrivare al 50% e la Corte d’Appello si contraddice nell’affermare che esulano dall’obbligo di consenso fino a prova contraria rischi inferiori all’1 per cento. «Nel caso in esame si parla di consenso viziato e dunque non valido; che l’intervento sia andato bene o male è solo una parte della problematica, attinente alla responsabilità d’esecuzione della prestazione; ma l’intervento non ci sarebbe stato senza il consenso del paziente, e omettere quest’ultimo in tutto o in parte integra una responsabilità di violazione all’autotutela del paziente, la cui decisione è funzione dell’informazione ottenuta», dice Marco Perelli Ercolini, autore di un CD sul consenso informato edito da Enpam, i cui contenuti sono al centro di una serie di incontri negli ospedali milanesi. «Il consenso presuppone una manifestazione di assenso o dissenso a monte della quale c’è una informazione corretta, esauriente e compresa; se manca uno di questi tre elementi, anche ove l’esecuzione dell’intervento sia perfetta, il medico è venuto meno ai suoi doveri, con risvolti che potrebbero essere anche di natura deontologica». È peraltro vero che «i modelli di consenso negli ospedali non sono la Bibbia. Un suggerimento eventuale è attestare l’avvenuto colloquio con il paziente ad integrazione della presentazione e firma del consenso riportando a penna sul modello frasi proprie condivise durante la conversazione, ad espressione di una volontà consapevole del paziente».

Mauro Miserendino


Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community