giu112012
Mail, social network, cloud sono strumenti di archiviazione e scambio di informazioni, anche di quelle sensibili, ormai estremamente diffusi. Ma se, come ha dimostrato lo studio di Joseph Bonneau, Phd presso l’università di Cambridge, “The science of guessing: analyzing an anonymized corpus of 70 million passwords”, le password che contengono parole italiane sono al secondo posto nel mondo per possibilità di violazione da parte di hacker, allora occorre iniziare a interrogarsi su come rendere più sicuri i contenuti digitali, soprattutto quando si tratta di informazioni sullo stato di salute dei pazienti. Lo studio ha analizzato circa 70 milioni di combinazioni alfanumeriche delle caselle di posta di un provider, utilizzando una banca dati che contiene tutte le parole e le combinazioni di lettere nelle varie lingue. Secondo quanto emerge, su mille tentativi è stato violato il 14,6% delle mail italiane, che risultano quindi al secondo posto dopo quelle indonesiane (14,9%) seguite da quelle vietnamite (14,3%). Dall’altra parte della graduatoria, ci sono le mail cinesi e quelle coreane (lingue che utilizzano ideogrammi). La soluzione allora è quasi scontata per chi conoscesse una di queste lingue, ma per i cultori del gentile idioma la ricerca mette in luce alcuni comportamenti virtuosi. Primo tra tutti quello di evitare parole di uso comune, presenti nei vocabolari e nomi propri. Una password lunga richiede un maggior numero di combinazioni e quindi rende più complicata la violazione, come pure l’utilizzo di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli (dove permesso). Un ulteriore consiglio è quello di cambiare la password frequentemente, almeno ogni tre mesi. L’autore infatti ha rilevato che alcuni utenti utilizzano ancora la password scelta per accedere per la prima volta a un servizio.