Clinica

gen212011

Scompenso e iperuricemia: esiti peggiori nei non nefropatici

L’iperuricemia si associa a una prognosi scarsa nei pazienti con scompenso cardiaco (Hf) senza nefropatia cronica ma non in quelli con nefropatia cronica (Ckd). Ciò suggerisce che l’iperuricemia segnali una prognosi scarsa quando è essenzialmente un marker di attività della xantino ossidasi, ma non quando è dovuta soprattutto a una ridotta escrezione renale di acido urico. Sono queste le conclusioni di un’analisi di dati relativi a 2.645 pazienti con Hf sistolico arruolati nel Beta-blocker evaluation of survival trial, dei quali 1.422 con iperuricemia (acido urico =/>6 mg/dL nelle donne e =/>8 mg/dL negli uomini). Un team internazionale di ricercatori, guidato da Gerasimos S. Filippatos, dell’università di Atene, ha verificato le associazioni dell’iperuricemia con gli outcome a un follow-up mediano di 25 mesi in tutti i pazienti e in quelli con e senza Ckd (eGfr <60 mL/min/1,73 m2). I rapporti di rischio (Hrs) associati all’iperuricemia per mortalità da ogni causa e per ospedalizzazione dovuta a Hf si sono attestati, rispettivamente, su 1,44 e 1,27. Nei pazienti con e senza Ckd gli Hrs per mortalità da ogni causa sono risultati, nell’ordine, 0,96 e 1,40, e quelli per ospedalizzazione da Hf 0,99 e 1,49.

Eur Heart J, 2011 Jan 3. [Epub ahead of print]
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21199831


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