mag162011
Romeo avverte la politica: rischioso cambiare sistema
Non esistono linee guida né criteri di carattere economico stilati rispettivamente da società scientifiche o istituzioni che possano imporre al cardiologo decisioni cliniche contrarie al diritto del paziente di ricevere le migliori cure a salvaguardia della sua salute. È questo il tema di fondo della veemente requisitoria che Francesco Romeo, presidente Fic (Federazione italiana di cardiologia) e docente di Cardiologia all'università Tor Vergata di Roma, ha rivolto, in occasione della cerimonia inaugurale del 42° Congresso Anmco, a quanti stabiliscono o subiscono decisioni volte a riformare l'attuale sistema di cure senza tenere conto dei possibili rischi. Grazie all'attuale organizzazione assistenziale alla cui definizione hanno contribuito gli stessi cardiologi già da molti anni, ha sottolineato, si è ottenuto un aumento di aspettativa di vita senza eguali in Europa, tanto che il valore della cardiologia italiana è riconosciuto in tutto il mondo. «Per questo motivo non si dovrebbe modificare questo sistema con modelli di cui non si conoscono gli esiti» ha detto Romeo che, in particolare, ha criticato il ventilato approccio per intensità di cura (considerato un “monstrum” scientifico) ma anche «la volontà di smantellare i reparti di cardiologia e parcellizzare l'assistenza in dipartimenti ultraspecialistici per l'esecuzione di indagini diagnostico-strumentali o interventi, senza più il riferimento di una figura insostituibile come quella del cardiologo clinico».