Clinica

set262011

Rischio coronarografico, calcolo più affidabile con l'HbA1c

La più recente definizione di diabete, stabilita dall'American Diabetes Association (Ada) nel 2010 – secondo cui, per porre la diagnosi, è necessario non solo il rilevamento di una glicemia a digiuno =/>126 mg/dl e/o di una glicemia da carico =/>200 mg/dl, ma anche la presenza di una concentrazione di HbA1c =/>6,5% – potrebbe portare, rispetto alla definizione Ada 2009, a una migliore stratificazione del rischio cardiovascolare nei soggetti avviati ad angiografia coronarica. Lo rivela uno studio effettuato tra il 1997 e il 2000 dal team di Winfried März, dell'università di Graz (Austria), su 2.002 individui senza storia pregressa di diabete, sottoposti a coronarografia. I ricercatori hanno confrontato le caratteristiche basali cliniche e biochimiche dei partecipanti con i dati di mortalità raccolti su un follow-up di 7,7 anni. In totale, si è visto che 1.384 pazienti soddisfacevano i criteri per la diagnosi di diabete secondo la definizione Ada 2010. Complessivamente si sono registrati 202 decessi cardiovascolari. I soggetti con diabete di tipo 2 secondo la definizione Ada 2009 (n=468) hanno evidenziato una mortalità cardiovascolare e per tutte le cause significativamente maggiore rispetto sia ai non diabetici sia ai diabetici in base alla definizione Ada 2010. Inoltre, i soggetti con diabete di tipo 2 in base all'Ada 2010 ma senza diabete secondo l'Ada 2009 (n=150) presentavano un maggiore rischio di morte cardiovascolare rispetto ai partecipanti senza diabete, con un hazard ratio (Hr) di 1,98. 

Diabetes Care, 2011 Sep 12. [Epub ahead of print]


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