mag102011
Rischio cardiovascolare da integratori di calcio e vit. D
Da una nuova analisi di dati provenienti dal Whi cad study (Women's health initiative calcium/vitamin D supplementation study), giungono ulteriori conferme a supporto della tesi che la supplementazione di calcio, con o senza vitamina D, determini nelle donne in postmenopausa un lieve incremento del rischio cardiovascolare, in particolare di infarto del miocardio. Un dato – secondo Ian R. Reid, dell'università di Auckland (Nuova Zelanda) e colleghi, autori della ricerca - che impone una rivisitazione del ruolo del calcio nella prevenzione delle fratture osteoporotiche. In realtà, quando vennero pubblicati i risultati del Whi cad study – trial della durata di 7 anni, randomizzato, placebo-controllato, basato sulla somministrazione di 1 g di calcio e 400 UI di vitamina D al giorno in 36.862 donne in postmenopausa non ospedalizzate – non furono rilevati eventi avversi rispetto agli endpoint cardiovascolari. Secondo il team di Auckland, però, l'uso personale diffuso di integratori di calcio avrebbe oscurato il legame tra assunzione del minerale e rischio cardiovascolare. Si è pertanto deciso di riesaminare i dati limitandosi alle partecipanti che non assumevano calcio all'inizio dello studio. Ed è emerso che, in circa il 46% (n=16.718) delle pazienti che non assumeva calcio alla randomizzazione, l'hazard ratio (Hr) per eventi cardiovascolari associati a integratori di calcio e vitamina D era compresa tra 1,13 e 1,22, con un valore pari a 1,21 per infarto del miocardio. Al contrario, nelle donne che già assumevano integratori di calcio l'Hr per gli stessi endpoint non raggiungeva la significatività (0,83-1,08), e dunque non era indicativa di alterazione del rischio cardiovascolare. Infine, in una metanalisi aggiornata di otto studi - tra cui la rianalisi di Whi cad – per un totale di 28.072 pazienti, la supplementazione di calcio o di calcio più vitamina D è risultata aumentare significativamente il rischio di infarto miocardico (24%) e dell'endpoint composito infarto del miocardio e ictus (15%).
BMJ, 2011; 342:d2040