nov212011
La regione Lombardia frena sugli interventi di sostituzione valvolare transcatere. Con un provvedimento dello scorso 28 luglio, infatti, la sanità lombarda ha deciso di applicare ai pazienti fuori regione il rimborso previsto a livello nazionale che però, nel caso di questi interventi mininvasivi, copre solo il 20% dei costi sostenuti, strada impraticabile per per i fuori regione. Crescono le liste d’attesa e così alcuni cardiologi della Società italiana di cardiologia invasiva (Gise) hanno inviato una lettera di protesta alla Regione. «Noi medici chiediamo solo di poter curare la gente, indipendentemente dal fatto che siano lombardi o no» ha spiegato Silvio Klugmann, il direttore della cardiologia-emodinamica del Niguarda. Interviene anche Antonio Maria Calafiore, presidente della Società italiana di cardiochirurgia (Sicch): «Riteniamo che l’autonomia economica della Regione debba valutare anche se fornire dei servizi a Regioni che non rimborsano quanto dovuto. Anche se teoricamente non è corretto praticare discriminazioni sulla base della Regione di appartenenza del paziente, il problema sta a monte, ovvero nell’eccessivo numero di protesi transcatetere impiantate, ad alto costo, spesso in pazienti che possono andare incontro a intervento chirurgico convenzionale». Secondo l’esperto infatti, «per la necessità di esprimere un giudizio corretto sulla operabilità o meno del paziente o di valutare correttamente il rischio chirurgico è essenziale che il cardiochirurgo sia interpellato e coinvolto nella decisione clinica, cosa che attualmente non è sempre attuata, in quanto la procedura viene eseguita anche in Centri privi di cardiochirurgia».