Cardiologia

apr182011

Rigurgito mitralico: riparazione percutanea più sicura

Nonostante l'approccio percutaneo si sia rivelato meno efficace della chirurgia tradizionale nel ridurre il rigurgito mitralico, la prima procedura, basata sull'impiego di una clip che aggancia e avvicina i margini dei lembi valvolari, si associa a una maggiore sicurezza e a simili miglioramenti dal punto di vista degli outcome clinici. Sono questi i risultati, illustrati a New Orleans, del trial Everest II, condotto in alcuni centri statunitensi sotto la guida di Ted Feldman, del NorthShore university health system di Evanston. Nello studio 279 pazienti con rigurgito mitralico moderatamente grave o grave (grado 3+ o 4+) sono stati randomizzati, in rapporto 2:1, alla riparazione percutanea o alla chirurgia convenzionale per la riparazione o la sostituzione valvolare. L'endpoint primario di efficacia era composto da assenza di decesso, chirurgia per disfunzione valvolare mitralica e rigurgito mitralico di grado 3+ o 4+ a 12 mesi. L'endpoint primario di sicurezza, invece, era costituito da eventi avversi maggiori entro 30 giorni. Al follow-up di 1 anno, i tassi degli endpoint primari di efficacia erano pari a 55% nel gruppo percutaneo e a 73% in quello chirurgico. La frequenza dei rispettivi componenti degli endpoint è risultata: 6% per la morte in ogni gruppo, 20% vs 2% per la chirurgia per disfunzione mitralica, 21% vs 20% per il rigurgito mitralico di grado 3+ o 4+. Eventi avversi maggiori a 30 giorni sono occorsi nel 15% dei pazienti del gruppo percutaneo contro il 48% di quello chirurgico. A 12 mesi, entrambi i gruppi mostravano un miglioramento del volume ventricolare sinistro, della classe Nyha e delle misure di qualità di vita rispetto al basale. 

N Engl J Med, 2011; 364:1395-406


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