Cardiologia

giu12011

Ridurre il tempo tra infarto e riperfusione miocardica

Negli ultimi 20 anni la comunità cardiologica ha posto grande attenzione alla fase organizzativa dell'assistenza al paziente con infarto miocardico acuto, per eliminare quanto più è possibile il “ritardo evitabile” all'arrivo in ospedale e all'intervento di rivascolarizzazione

Un quadro dei progressi ottenuti e delle criticità restanti emerge dai risultati presentati a Firenze, nel corso del 42° Congresso Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), da Antonio Di Chiara, dell'Ospedale civile di Tolmezzo (Udine), di un'indagine svolta durante una recente campagna educazionale nazionale.

Dalle criticità rilevate agli interventi migliorativi
La campagna, iniziata nel 2008, ha previsto inizialmente la raccolta di informazioni sulle criticità locali circa il ritardo preospedaliero e il rilevamento dei tempi preospedalieri e ospedalieri di pazienti consecutivi avviati ad angioplastica o trombolisi; sono state quindi implementate nelle singole realtà iniziative migliorative. Si sono infine effettuate altre due raccolte di tempi in pazienti ricoverati, dopo aver puntualizzato le ottimizzazioni del percorso. Nel complesso sono stati coinvolti 2.293 pazienti con Stemi (età: 61-63 anni) assistiti in 88 Centri, tra "hub" (strutture di eccellenza a elevata complessità, numericamente limitate, dove viene fatta convergere la casistica più complessa) e "spoke" (ospedali periferici cui compete la selezione dei pazienti e l'invio a un centro hub in caso di superamento di una soglia di gravità clinica), distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Costanti miglioramenti nei centri hub, meno negli spoke
Mentre i centri hub mostrano un continuo e significativo miglioramento dei parametri adottati, quelli spoke hanno difficoltà a entrare nei tempi. Oggi meno del 50% dei pazienti con Stemi arriva in ospedale entro la 1a ora dall'esordio dei sintomi; in ogni caso il ritardo preospedaliero è minore a quello degli anni passati, in quanto metà delle persone ha un primo contatto medico tra i 70 e gli 80 minuti dall'esordio dei sintomi e, soprattutto, circa il 50% dei pazienti che si rivolgono al 118 chiama entro 60 minuti (golden hour). Il ricorso al 118 è poi aumentato nelle aree urbane afferenti ai centri hub (58% dei pazienti), mentre appare stabile nei pazienti che afferiscono ai centri spoke. L'Ecg in Ps è eseguito più rapidamente rispetto al passato (nella totalità dei pazienti entro i 10 minuti raccomandati), così come l'esecuzione preospedaliera dell'Ecg è incrementata negli anni e supera il 70% nei soggetti soccorsi dal 118 e indirizzati direttamente ai centri hub. In aumento anche la quota degli infarti sottoposti a trattamento fibrinolitico già in Ps (dal 27% al 39%). La quota dei pazienti che ha conseguito un "door to needle time", (arrivo in ospedale - inizio trombolisi) non superiore a 30 minuti è aumentata del 25%, mentre l'obiettivo di un "door to balloon time" (arrivo in ospedale - angioplastica) non superiore a 90 minuti in almeno il 75% dei casi è stato sfiorato, essendo aumentato dal 68% al 72%. Persistono due rilevanti criticità: il ritardo dei pazienti con infarto che afferiscono a un centro spoke e di qui vanno a un centro hub per l'esecuzione dell'angioplastica primaria; il mancato miglioramento dei tempi di allertamento del laboratorio di cateterismo cardiaco.


42° Congresso Anmco (Firenze, 11-14 maggio 2011)


L'Esperto Risponde di Dica33
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