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ott72016

Riduzione placca aterosclerotica, buoni risultati con anticorpi anti Pcsk9

La disponibilità degli anticorpi monoclonali anti PCSK9 non offre solo l'opportunità di portare a target il colesterolo Ldl nella maggior parte dei pazienti non adeguatamente controllati con le statine, ma sembra garantire una regressione delle placche ateroscletrotiche. È quanto emerge dallo studio GLAGOV (GLobal Assessment of Plaque ReGression with a PCSK9 AntibOdy as Measured by IntraVascular Ultrasound) un trial di fase III che prevedeva la misurazione diretta mediante ultrasonografia intravascolare delle placche coronariche in pazienti in terapia con evolocumab in aggiunta alle statine. Precedenti studi di imaging avevano sottolineato i benefici di una riduzione aggressiva del colesterolo Ldl, dimostrando la possibilità di ottenere una regressione delle placche in circa i due terzi dei pazienti in cui si otteneva una riduzione del colesterolo Ldl al di sotto dei 70 mg/dl.

Livello che può essere raggiunto con maggior facilità grazie agli anti PCSK9 che consentono di ottenere un'ulteriore riduzione del 54-75% dei livelli di colesterolo rispetto a quelli ottenuti dai pazienti grazie alla terapia con le statine. Il farmaco funziona inibendo la proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (PCSK9), una proteina che determina la degradazione dei recettori Ldl e che quindi riduce la capacità del fegato di eliminare il colesterolo Ldl dal sangue. Legandosi alla proteina PCSK9 evolocumab le impedisce di legarsi a sua volta ai recettori delle Ldl sulla membrana epatica. Come conseguenza si ha un aumento dei recettori delle Ldl disponibili sulle membrane delle cellule epatiche e quindi della capacità di rimuovere il colesterolo Ldl dal sangue. Lo studio GLAGOV si proponeva di verificare l'ipotesi che il fatto di ottenere un'ulteriore sensibile diminuzione dei livelli di colesterolo Ldl grazie all'aggiunta di evolocumab alla massima terapia tollerata con le statine fosse in grado di determinare una variazione significativa delle placche coronariche misurate mediante utrasuonografia endovascolare in condizioni basali e dopo 78 settimane di terapia. Si tratta di uno studio di fase III, multicentrico in doppio cieco verso placebo in cui sono stati reclutati complessivamente 968 pazienti. I risultati finali dello studio saranno presentati durante le sessioni scientifiche del prossimo congresso dell'American Heart Association (Aha), tuttavia Amgen, l'azienda che ha messo a punto il nuovo anticorpo monoclonale, ha già fatto sapere che sono stati pienamente raggiunti sia l'endpoint primario, sia quelli secondari. "Siamo di fronte a uno studio che rappresenta una pietra miliare di cui siamo estremamente contenti perché dimostra l'efficacia di evolocumab nel modificare il processo aterosclerotico - afferma Sean E. Harper, Executive Vice President of Research and Development di Amgen -. Crediamo fortemente nelle potenzialità di evolocumab nella lotta alle malattie cardiovascolari e siamo entusiasti di condividere questi dati con la comunità scientifica al prossimo congresso dell'Aha".


Franco Marchetti
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