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nov232018

Nsclc, verso una standardizzazione della diagnostica molecolare. Dati preliminari incoraggianti

Gestione del carcinoma polmonare non a piccole cellule in Italia: attualmente l'85% dei centri oncologici segue percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) formalizzati e oltre il 75% effettua una biopsia mirata e adeguata. Sono questi i dati preliminari più significativi, comunicati in un incontro a Roma, del progetto "Centropercento", avviato quasi un anno fa con il duplice obiettivo di sottolineare l'importanza di una corretta diagnosi molecolare del Nsclc sia di abbattere gli ostacoli tra diagnosie trattamento di questo tipo di tumore. Il progetto, supportato da Roche, coinvolge 60 centri oncologici in tutta Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico e offrire il più alto standard di cura ai pazienti. L'iniziativa - che si avvale del contributo di oncologi, anatomopatologi, pneumologi interventisti e altri specialisti e prevede il coinvolgimento strategico delle direzioni sanitarie - consiste in un'indagine volta a fornire una mappatura dei Pdta nei centri aderenti all'iniziativa, allo scopo di identificare modelli virtuosie condividere soluzioni organizzative. Nella prima fase del progetto - di cui si è parlato nella capitale - sono stati raccolti i dati relativi al 50% dei centri. Sono state effettuate 29 interviste a specialisti oncologi e 22 a specialisti anatomopatologi, con un bacino d'utenza di circa 2mila pazienti con tumore al polmone. Nell'ambito dell'iniziativa, specifica rilevanza è posta alla diagnosi molecolare, nei pazienti con Nsclc, per l'identificazione del riarrangiamento del gene Alk (anaplastic lymphoma kinase, molecola implicata nella regolazione di molteplici processi coinvolti nel controllo della proliferazione cellulare; alterazioni del gene Alk sono state identificate in vari tipi di tumore, compreso una certa quota di casi di Nsclc): se accertata la presenza di tale mutazione, questi pazienti potrebbero beneficiare di nuovi farmaci a bersaglio molecolare ora disponibili.

«L'analisi si articola in due fasi, una prima fase focalizzata sulla raccolta dei dati tramite due distinte survey, una per l'anatomopatologo, una per l'oncologo. Una seconda fase include poi l'analisi e la discussione dei risultati ottenuti con esperti di organizzazione sanitaria» spiega Giorgio Colombo, del Dipartimento di Scienze del farmaco dell'Università degli Studi di Pavia e direttore scientifico del Centro di ricerca Save di Milano. «I primi dati ci hanno mostrato un'attenzione degli specialisti ad allinearsi sempre di più alle linee guida di riferimento per il trattamento del Nsclc». La ricerca ha prodotto risultati su quattro aree principali, evidenziando, già in questa fase intermedia, un trend positivo e spunti interessanti. Sotto il profilo organizzativo, da notare che in tutti i documenti di riferimento è codificata la diagnosi molecolare; anchenei centri che non hanno ancora un percorso formalizzato emerge una forte attenzione alla diagnosi molecolare. In termini di ottimizzazione del percorso diagnostico,premesso che la qualità e la precisione del test eseguito rappresentano elementi chiave per il successo della diagnosi molecolare a beneficio del paziente, l'indagine evidenzia che l'86,5% degli oncologi richiede il test di biologia molecolare e, in particolare, nel 75% dei casi, il test Alk. Riguardo all'accesso alle cure, in generale, si è rilevato un forte impegno a contenere i tempi di accesso alla terapia personalizzata nell'intervallo temporale coerente con quanto previsto dai best standard. Tuttavia, per un'esigua percentuale di pazienti si impone ancora un ricorso alla chemioterapia di prima linea dettato da esigenze cliniche o da altre cause da approfondire. In particolare, circa il 6% dei pazienti inizia una chemioterapia prima di ricevere l'esito del test molecolare. «Quest'ultimo dato dimostra ancora una volta la necessità di migliorare l'accesso dei pazienti alle terapie a bersaglio molecolare e che sia indispensabile lavorare per comprimere i tempi di risposta dei test molecolari, rendendo così possibile un inizio di cura tempestivo» afferma Silvia Novello, docente di Oncologia medica all'Università di Torino, Aou San Luigi, Orbassano. «Vi sono infatti alcune alterazioni molecolari - come il riarrangiamento di Alk o la mutazione attivante di Egfr (epidermal growth factor receptor) - che conducono a terapie specifiche le quali, in un contesto di medicina di precisione, consentono di aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti e migliorare la loro qualità di vita e non devono quindi essere semplicemente considerate come alternativa alla consueta chemioterapia».

Quanto al ruolo della pneumologia interventistica, va ricordato che in un'elevata percentuale di casi la diagnosi di tumore al polmone è fatta in uno stadio in cui il tumore non è più operabile e quindi il prelievo del frammento bioptico gioca un ruolo fondamentale. Ebbene, dall'analisi effettuata emerge che oltre il 75% dei centri riesce a effettuare una biopsia adeguata. «Questo dato confortante da un lato, dall'altro ci spinge a condividere best practice affinché le biopsie siano adeguate nel 100% dei centri» afferma Stefano Gasparini, past president Aipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri). «Oggi le nuove tecnologie (ecoendoscopia, broncoscopia con sistemi di guida elettromagnetici) consentono allo pneumologo di ottenere tessuto idoneo per la completa definizione istologica e biomolecolare del tumore nella quasi totalità dei casi con metodiche mini-invasive, sicure e ben tollerate dai pazienti». I risultati finali del progetto Centropercento saranno disponibili il prossimo anno, nella volontà di un continuo miglioramento manifestato dai centri. «Se si scorrono i dati del report 2017 Luce - LungCancer Europe - vediamo che l'accesso alla diagnostica molecolare e alle terapie più innovative è ancora caratterizzato da disuguaglianze in tutti i Paesi europei. Per questa ragione, il trend positivo messo in atto dagli ospedali italiani, seppure da dati parziali, è incoraggiante» dichiara infine Stefania Vallone, Walce onlus. «In qualità di Associazione dei pazienti condividiamo il valore del progetto Centropercento, mirato a permettere a tutti i pazienti eleggibili di ricevere la terapia a bersaglio molecolare più appropriata, grazie all'accesso uniforme e nei tempi indicati ai test diagnostici che consentono di identificare le caratteristiche del tumore» conclude.


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