feb62012
Non ci sono dati sufficienti per rassicurare le circa 100mila persone nella Ue, di cui 4.500 italiane, che non incorrono in rischi per la salute se si sono sottoposte a impianto di protesi mammarie, prodotte dalla società francese Poly implant protese con un gel a maggior rischio di rottura e di reazioni infiammatorie. Lo hanno ribadito gli esperti dell'Ue nell'ambito del Comitato europeo per le emergenze e i rischi sanitari, nel primo rapporto sulla vicenda presentato a Bruxelles in cui si precisa anche «che non sembra esserci un rischio più elevato di cancro per quei pazienti rispetto ad altri» come afferma Frederique Vincent, portavoce del commissario alla salute John Dalli. Dal quadro della situazione è emerso che si tratta senza dubbio una delle più gravi frodi sanitarie degli ultimi anni: 400mila protesi mammarie a rischio vendute nel mondo, di cui circa 100mila in Europa, delle quali 40mila nel Regno Unito, 30mila in Francia, 10mila in Spagna, 7.500 in Germania e circa 4.500 in Italia. Tutti i partner europei sono più che mai decisi a fare luce sulla vicenda pensando al futuro. Il ministro per la salute, Renato Balduzzi, infatti, ha annunciato che bisogna pensare «a un meccanismo che consenta una sorveglianza accresciuta su tutti i dispositivi medici» a partire dalle protesi mammarie. Quanto alla decisione di sostituire gli impianti mammari a rischio, secondo Bruxelles «la responsabilità è dello Stato membro». Per l'Italia, il ministro, ha già annunciato che il servizio sanitario nazionale si farà carico delle sostituzioni delle protesi Pip su base «dell'indicazione clinica specialistica». Secondo il commissario Dalli «la priorità resta la salute dei pazienti» è ha annunciato un piano d'azione, che verrà discusso tra qualche settimana, su misure più severe, come controlli senza preavviso prima e dopo la vendita sul mercato. Per il direttore generale della salute alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, «bisogna continuare l'analisi scientifica di questo caso a livello tossicologico ma anche epidemiologico, per seguire quello che succede nei pazienti. Ma anche rinforzare la legislazione per prevenire o identificare subito questo tipo di frodi».