lug272012
Nei pazienti affetti da cancro prostatico localizzato, la prostatectomia radicale non riduce in modo significativo la mortalità generale o per cancro prostatico rispetto a un'osservazione protratta per almeno 12 anni. Il risultato deriva dal più grande studio randomizzato finora effettuato su questo tema, il Prostate intervention versus observation trial (Pivot), coordinato da Timothy J. Wilt, della University of Minnesota School of Medicine. Dal 1994 al 2002, 731 pazienti con tumore prostatico localizzato sono stati assegnati in modo randomizzato in due gruppi per essere sottoposti a intervento di rimozione chirurgica della ghiandola prostatica oppure per essere controllati regolarmente, ma senza alcun trattamento. Un follow-up medio di 10 anni, ha visto il decesso del 47% dei pazienti operati, un risultato non molto migliore dei soggetti inseriti nell’altro gruppo, dove la mortalità complessiva è stata del 49,9%. Limitando l’analisi ai decessi riconducibili al cancro prostatico, le percentuali sono state rispettivamente del 5,8% e dell’8,4%. Le differenze di mortalità tra i due gruppi di pazienti non sono state significative neppure analizzando i dati per sottogruppi suddivisi in base a variabili come l’età, l’etnia, le comorbilità, lo stato generale riportato dal paziente o le caratteristiche istologiche del tumore. La prostatectomia radicale si è invece associata a una riduzione della mortalità complessiva tra i pazienti con valori di Psa superiori a 10 ng/ml. In compenso, la chirurgia ha comportato eventi avversi nel 21,4% dei casi e anche un decesso.N Engl J Med, 2012; 367(3):203-13