mag132010
Predizione del rischio cardiaco migliore con i punteggi del calcio coronarico
Aggiungendo il punteggio del calcio coronarico (Cacs) a un modello predittivo basato sui tradizionali fattori di rischio per malattie cardiache migliora significativamente la classificazione prognostica dei pazienti, consentendo di identificare meglio i soggetti ad alto o basso rischio. Lo hanno dimostrato
Tamar Polonsky, del dipartimento di Medicina preventiva della Northwestern university di Chicago, e collaboratori, in una ricerca che ha previsto la misurazione del Cacs mediante Tac in 6.814 partecipanti al Mesa (Multi-ethnic study of atherosclerosis), una coorte di popolazione senza malattie cardiovascolari note. Il reclutamento è avvenuto tra il luglio del 2000 e il settembre del 2002, mentre il follow-up è stato esteso al maggio del 2008. Si sono esclusi i soggetti diabetici dallanalisi primaria. Le stime del rischio, a 5 anni, di malattia coronarica sono state suddivise, utilizzando modelli Cox di rischio proporzionale, in tre categorie: da 0% a meno del 3%, da 3% a meno del 10% e 10% o più. Il modello 1 prendeva in considerazione, come variabili per la definizione del rischio, età, sesso, consumo di tabacco, pressione arteriosa sistolica, uso di antipertensivi, colesterolemia totale e Hdl, razza/etnia. Il modello 2 utilizzava i medesimi fattori più il Cacs. Si è quindi calcolato il miglioramento netto della riclassificazione e si è confrontata la distribuzione del rischio usando il modello 2 rispetto all1. Nel corso di un follow-up mediano di 5,8 anni, in una coorte finale di 5.878 soggetti si sono avuti 209 eventi da malattia coronarica, dei quali 122 costituiti da infarti del miocardio, decessi o arresti cardiaci resuscitati. Il modello 2 ha determinato un miglioramento significativo della predizione del rischio rispetto al modello 1. In questultimo, l1,69% della coorte è stato classificato nelle categorie di rischio più elevato o più basso, contro il 77% del modello 2. Infine, sempre usando il modello 2, un addizionale 23% dei soggetti che hanno subito un evento è stato riclassificato come ad alto rischio e un ulteriore 13% di persone senza eventi come a basso rischio.
JAMA, 2010;303(16):1610-6