Politica e Sanità

gen302019

Via il numero chiuso a medicina. Sperimentazione di modello francese riaccende la polemica

Non piace agli studenti universitari il primo tentativo introdotto in Italia di superare il numero programmato per l'accesso a Medicina. L'Università di Ferrara ha deciso in via sperimentale di inserire un sistema alla francese dove, per una parte delle immatricolazioni, i candidati entrano senza test, ma al primo anno scatta una selezione-tagliola. Il 25 gennaio, il Rettore Giorgio Zauli ha incontrato il sottosegretario all'istruzione Lorenzo Fioramonti per avviare una sperimentazione che prevede l'ingresso di 185 studenti che dovranno superare il test nazionale d'ammissione, più altri 600 studenti che invece entreranno liberamente (previo test psico-attitudinale e possesso del diploma First Certificate in inglese) ma, una volta entrati, dovranno conseguire 32 crediti formativi universitari in un semestre altrimenti non potranno continuare Medicina e a primavera dell'anno successivo all'iscrizione "slitteranno" nel corso di Biotecnologie Mediche, dove i loro crediti sono riconosciuti. L'ultimo anno UniFe ha immatricolato a Medicina 187 studenti. L'incontro con il viceministro, rileva il Link Coordinamento Universitario (una delle tre grandi associazioni studentesche con Rete della Conoscenza e Unione degli Studenti), è avvenuto "a porte chiuse".

«La novità significa dover superare quattro esami di medicina, quelli del primo semestre, con la media superiore al 27, per non essere trasferiti: tutte materie - informatica, biologia, istologia, anatomia - con prove d'esame, a quiz, complesse, da studiare in un anno in cui lo studente ha bisogno di tempo per "ambientarsi" e apprendere il metodo di studio. Inoltre, non essendo previsti finanziamenti per il diritto allo studio di chi arriverà - sottolinea Alessio Bottalico, coordinatore del Link -faranno la differenza, temiamo, anche le condizioni economiche: è ancor meno accettabile che la decisione sia stata presa senza un confronto con gli studenti. La sperimentazione, inoltre, toglie il numero chiuso solo parzialmente, la quota degli studenti inserita gli anni scorsi entra con il test, che immaginiamo sarà reintrodotto ai corsi di biotecnologie ferraresi (dove era stato tolto e si era passati da 70 a 1800 immatricolati in un anno ndr)».

Si tratta pur sempre di un allargamento degli ingressi che gli studenti chiedevano da tempo, né i sostenitori del modello "francese" hanno mai detto che il primo anno di selezione deputato a sostituire il test fosse indolore. «Non c'è solo questa strada», sottolinea Bottalico. «La conferenza dei rettori ha dichiarato che con le attuali strutture universitarie potrebbe entrare il 50% di immatricolati in più ogni anno, sarebbero 15 mila futuri medici contro i 10 mila attuali. E' comunque poco di fronte a 60 mila candidati che si presentano al test. Ma è poco anche di fronte a quanto potrebbe fare l'ateneo redistribuendo le attività -tirocini, laboratori - e dunque la selezione durante il corso. Ma soprattutto è pochissimo di fronte al fabbisogno del Servizio sanitario nazionale, vista l'enorme carenza di medici e specialisti e visto che alla fine degli esodi degli attuali ultra55enni, intorno al 2025, saranno andati in pensione 33 mila medici di famiglia e 48 mila medici in ospedale: un buco di 80 mila unità, che non è possibile riempire nemmeno con i 15 mila medici abilitati (o forse di più...) rimasti fuori dalle specializzazioni e dal corso di medicina generale. Inseriti loro e 6 mila neo-specialisti l'anno, avremmo comunque circa 30 mila carenze: se avessimo evitato di inserire il numero programmato saremmo davvero messi così male? In ogni caso - conclude Bottalico -a Ferrara si introduce un meccanismo escludente che sposta solo i tempi della selezione, imponendo agli studenti un carico di studio insostenibile». Cosa altrimenti si sarebbe dovuto fare? «Stiamo provando a chiedere stanziamenti a livello nazionale per potenziare i servizi informativi, gli sportelli, i laboratori. Tengo peraltro a dire che la sperimentazione di Ferrara apre al modello francese anche su scala nazionale. Le proposte destinate a superare la "Zecchino" (legge 264/99) che introdusse il numero chiuso a Medicina, Veterinaria, Architettura puntano, al posto del test, su questo primo anno di selezione ancora più dura, che accresce competizione e stress: passati tutti gli esami è previsto il superamento di un test per l'approdo al secondo anno, una doppia selezione».

Mauro Miserendino
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