Politica e Sanità

giu292021

Variante Delta, in Italia dominante a metà luglio. Crisanti: infetta con frequenza allarmante

La variante Delta potrebbe diventare prevalente in Italia già a metà luglio, sostituendosi alla variante Alfa, attualmente dominante. Lo indica una primissima stima elaborata dal matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del calcolo "Mauro Picone" del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). La stima è «molto preliminare», rileva il matematico, ed è stata elaborata sulla base dei pochissimi valori percentuali disponibili della prevalenza delle due varianti B.1.617.1, ora chiamata Kappa, e B.1.617.2 (Delta) al 21 maggio e al 21 giugno pubblicati dall'Istituto superiore di sanità, pari al 4.2% e 16.8% rispettivamente. Sulla base di questi dati è possibile stimare in tempo di raddoppio di 15,5 giorni. Questo significa che per metà luglio la prevalenza della variante Delta potrebbe essere di circa il 50% e a fine mese di oltre il 90%.

«Ci dobbiamo abituare ad adattare regole e comportamenti all'evoluzione del virus. Questa variante Delta è stata una sorpresa per tutti, non solo è altamente trasmissibile ma infetta con frequenza allarmante anche le persone che hanno fatto una sola dose di vaccino. Questa novità ci deve far riflettere sul Green Pass». Lo ha detto Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia dell'Università di Padova a Buongiorno, su Sky TG24. «Se non vogliamo tornare in una situazione di chiusure e restrizioni in autunno - ha aggiunto - più investiamo adesso e minore è la possibilità di trovarci in una situazione difficile dopo. Queste misure consideriamole un investimento per il futuro». Secondo gli ultimi dati, in Francia la variante Delta rappresenta «circa il 20% dei nuovi casi diagnosticati», come riferisce il ministro della Salute, Ve'ran. La variante Delta, spiega il ministro, «diventa progressivamente dominante. Progredisce rispetto ad altri virus. Occorre restare molto vigili». Nel Regno unito, intanto, si è verificato un nuovo picco di contagi covid, alimentati dalla variante indiana. Si tratta di un'impennata evidente, anche se l'effetto del vaccino continua finora a frenarne l'impatto sui ricoveri negli ospedali, stabili attorno a quota 1.500 in tutti i reparti del Regno, e sui morti giornalieri: che calano addirittura a non più di 3, seppure alleggeriti dal consueto ritardo parziale della raccolta delle statistiche relative al weekend.
L'aggiunta di una terza dose nella somministrazione del vaccino anti Covid di Oxford-Astrazeneca rafforza l'effetto immunitario dell'antidoto e la sua capacità di neutralizzare sia la variante Alfa del virus (inglese), sia quella Beta (sudafricana), sia soprattutto quella Delta (indiana) che in questa fase preoccupa e dilaga di più nel mondo. Lo si legge nel comunicato diffuso oggi dalla stessa Astrazeneca in allegato alla presentazione dei risultati di un nuovo studio sperimentale aggiornato condotto dai ricercatori di Oxford. Il terzo richiamo, inoculato almeno 6 mesi dopo la seconda dose, incrementa gli anticorpi fino a 6 volte, viene precisato. Mentre «rivela una più elevata neutralizzazione delle varianti Alfa (B.1.1.7), Beta (B.1.351) e Delta (B.1.617.2)». Non solo: sia la seconda, sia la terza dose fanno registrare una minore reazione nei pazienti agli affetti collaterali rispetto alla prima. Reazioni comunque rare in generale e in larga parte «a basso impatto» e «ben tollerate», si sottolinea.
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