Politica e Sanità

ott102018

Vaccini, procura di Roma: nessuna prova nesso con autismo

«Sul piano giuridico non vi è alcuna prova scientifica in grado di dimostrare il nesso tra vaccino, sindrome dello spettro autistico, malattie autoimmuni». È quanto scrive la Procura di Roma, citando pronunce della Cassazione, nella richiesta di archiviazione di una indagine che raccoglieva una serie di esposti con i quali si chiedeva di verificare l'eventuale tossicità dei vaccini» e il «loro collegamento con lo sviluppo di patologie come l'autismo» e la «correttezza delle condotte tenute dai membri delle commissioni come l'Aifa e l'Ema in relazione ai controlli svolti sui vaccini prodotti dalle case farmaceutiche». Negli esposti si ipotizzavano i reati di commercio o somministrazione di medicinali guasti e delitti colposi contro la salute pubblica.

Per i pm di piazzale Clodio ritenere che i vaccini possano causare l'autismo o altre patologie «sulla base di studi pseudo scientifici facilmente smontati - è detto nel provvedimento di tre pagine in cui si sollecita al gip l'archiviazione - non solo dalla scienza ufficiale ma dal fatto notorio che le vaccinazioni di massa hanno di fatto debellato malattie come il vaiolo e poliomelite, significa aderire pregiudizialmente ovvero fideisticamente a una tesi, rispetto alla quale qualunque argomento risulta inconsistente». Per i magistrati romani «che i vaccini possano avere delle reazioni avverse, soprattutto a carico del sistema neurologico, rientra nella letteratura scientifica ma è fuor di luogo che l'incidenza in tal senso non è significativa o comunque tale da inficiare il rapporto costi-benefici, sempre presente nell'ambito medico».

Quanto al sospetto, infine, che «dietro l'obbligatorietà della vaccinazione vi sia scopo di 'ingrassare' i bilanci delle società farmaceutiche - conclude la Procura di Roma - è sufficiente ad eliminarlo quanto evincibile dai dati Istat: nel 2015 tutti i vaccini in Italia hanno fatturato 318 milioni di euro, pari all'1,4% della spesa farmaceutica. I farmaci venduti per l'epatite C, per la quale non esiste vaccino, hanno fatto spendere alle casse del Sistema sanitario nazionale sei volte tanto».


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