Politica e Sanità

lug132017

Vaccini praticati in farmacia da medici e infermieri, l'ipotesi costa e non fa breccia

Appare e scompare. Così l'emendamento al decreto legge vaccini in fase di conversione in senato per consentire ai medici di vaccinare in farmacia. Dopo la bocciatura in commissione bilancio della prima formulazione a cura di Andrea Mandelli presidente Fofi e del suo vice Luigi D'Ambrosio Lettieri, entrambi senatori, un accordo tra Pd e Forza Italia aveva consentito di reintrodurre la norma per votarla in aula. La formulazione a cura di Patrizia Manassero tra l'altro non parla di medici-vaccinatori in farmacia ma raggiunge un compromesso con le posizioni dei medici affermando che le regioni, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono autorizzare la somministrazione dei dieci vaccini obbligatori, "da parte dei medici che hanno facoltà di avvalersi della collaborazione di infermieri o assistenti sanitari, in farmacie aperte al pubblico, in spazi idonei sotto il profilo igienico sanitario".

L'ipotesi di immunizzazioni in farmacia a cura dei medici era stata lanciata da Andrea Mandelli a maggio. Parlando in radio, il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti aveva parlato di corsa contro il tempo, stimando in 800 mila i giovani che dovrebbero completare il set dei vaccini per immunizzarsi contro i ceppi "obbligatori" nonché morbillo, parotite e rosolia, e raggiungere la soglia di immunizzazione del 95% atta a impedire epidemie come quella di morbillo registrata in Italia negli ultimi mesi. La proposta poi è diventata emendamento ed è stata promossa dalla commissione sanità del senato ma bocciata dalla Fnomceo. Gli ordini dei medici hanno ricordato come la contiguità tra medici e farmacisti prefiguri conflitti d'interesse e sia proibita nel nostro ordinamento sia dai Regi Decreti ante guerra sia dalle ultimissime disposizioni e persino dal Ddl Lorenzin di riforma delle professioni in itinere. Due giorni fa l'emendamento era stato rigettato in commissione Bilancio, per motivi di onerosità economica, ma - riscritto - è rientrato e faceva parte dei 300 che l'aula del senato deve votare. Finché Manassero non ne ha favorito il ritiro, perché di nuovi oneri ne comporta. L'Aula ha però approvato un Ordine del giorno a prima firma Lettieri che impegna il Governo ad adottare misure per agevolare «l'accesso alla terapia vaccinale consentendo che la somministrazione possa essere effettuata da medici ed infermieri, anche presso le farmacie pubbliche e private del territorio nazionale».

Ma chi sono i medici che si avvalgono della collaborazione di infermieri ed assistenti sanitari? i dipendenti dell'Asl o anche medici di famiglia che potrebbero mettere a disposizione loro personale? Da Asl ad Asl potrebbero giungere richieste differenti e le nuove forme organizzative dei medici di famiglia - cooperative e aggregazioni funzionali - potrebbero avere un ruolo nell'erogare personale. Antonio Di Malta, presidente del CoS consorzio sanità che raggruppa le cooperative di servizio ai medici di famiglia, sostiene che di certo la richiesta dei medici-vaccinatori in farmacia a oneri zero non potrebbe essere. «Premetto, la politica pur di non provocare nuovi maggiori oneri dimentica che la convenzione ci consente di organizzare del personale attraverso lo strumento della cooperativa di servizio in modo efficiente ed economico per dare risposte al territorio. In questo caso specifico però, anche ove -ricordandosi di noi - una regione ci chiedesse di spostare personale infermieristico o medico in farmacia ci troveremmo di fronte a una situazione molto diversa rispetto all'utilizzare questo personale nel luogo naturale, lo studio. Se per offrire un'inoculazione in farmacia dovessi sottrarre un'unità che la convenzione mi ha destinato per fare medicina d'iniziativa, case manager, calcolare body mass index, come medico di medicina generale devo chiedere una valorizzazione per l'utilizzo improprio. Mi sembra - conclude Di Malta - che in Lombardia Fimmg abbia dato una risposta logica alla regione per la vaccinazione da meningococco B, firmando per un'adesione dei medici al progetto vaccinale su base volontaria, e mettendo lo studio al centro dell'offerta, perché è qui che possiamo realizzare maggiori efficienze».

Mauro Miserendino
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