Politica e Sanità

mar292021

Vaccini, in arrivo 3 mln di dosi. Cambio di passo nella strategia anti-Covid

Tra domani e Pasqua arriveranno in Italia quasi 3 milioni di dosi di vaccino anti-Covid: in una settimana più di quanti ne siano stati consegnati in 45 giorni tra gennaio e febbraio. «Un quantitativo importante che segna l'effettivo cambio di passo», dice il Commissario per l'emergenza Francesco Paolo Figliuolo. Ad oggi è stata superata la soglia dei 9,2 milioni di dosi somministrate, vale a dire che il 18,6% dei 51 milioni circa di italiani che possono ricevere il vaccino hanno avuto almeno una dose e 2,9 milioni di persone, il 4,9% della popolazione vaccinabile, è immunizzata. Numeri ancora bassi e lontani da quel 70% che rappresenta il raggiungimento dell'immunità di gregge ma che hanno comunque subito un'impennata negli ultimi giorni, con le somministrazioni che si stanno assestando sulle 250mila al giorno e che, nei piani del governo, dovrebbero raddoppiare entro la metà di aprile. In ogni caso, «non siamo in giro per l'Italia a mettere voti a folli classifiche, numeri e numerini, a noi questo non interessa. A noi interessa che il sistema paese vada avanti insieme ognuno con le possibilità che ha e magari supportando ancora di più laddove c'è necessità». Lo ha detto il capo del Dipartimento nazionale di Protezione civile Fabrizio Curcio, nel corso della conferenza stampa in occasione per l'avvio dell'hub vaccinale alla Fiera di Genova.

Dopo i ritardi e le mancate consegne da parte delle case farmaceutiche, lo stop and go di Astrazeneca e i richiami del premier Mario Draghi alle Regioni affinché rispettino le indicazioni del governo sulle categorie prioritarie, la campagna di vaccinazione di massa che consentirà all'Italia di uscire dall'incubo del virus sembra aver iniziato a correre. «Il vero problema - sostiene Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni di Radio Cusano Campus - è legato a chi stiamo dando i vaccini. In questa primissima fase è necessario vaccinare le persone più fragili, quelli che pagano il tributo più alto. Lo stesso motivo per cui noi facciamo le restrizioni, cioè evitare il carico sugli ospedali, è il motivo per cui dobbiamo dare protezione ai più fragili. Se le restrizioni si stanno prolungando questo è legato anche al fatto che non abbiamo usato bene le dosi di vaccino finora». Il governo e il premier Draghi incontreranno le Regioni nelle prossime ore per superare divisioni e servirà a ribadire le priorità indicate dal piano nazionale e a mettere a punto la mosse per i prossimi giorni, seguendo la strategia del doppio binario indicata da Figliuolo: hub e punti vaccinali nelle città, postazioni mobili per raggiungere in maniera capillare i paesi e le zone più isolate. Con l'arrivo di oltre un milione di dosi di Pfizer, oltre 500mila di Moderna e 1,3 milioni di Astrazeneca, i territori avranno quei vaccini che chiedono da settimane per poter far decollare la campagna. Ma proprio per questo non si può sbagliare e dunque, è il messaggio del governo, lo Stato è pronto ad intervenire con militari e volontari in caso di difficoltà. Senza «mettere divieti e minacciare misure», come ha detto Draghi venerdì scorso, ma lavorando tutti insieme e seguendo un unico criterio che è quello dell'età.
«C'è bisogno di stringere i bulloni» dice il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, che poi stoppa quei governatori - De Luca in testa - che si sono spinti in avanti annunciando di voler acquistare per proprio conto i vaccini, a partire dallo Sputnik. «Siamo una nazione, non siamo 20 piccole patrie. Se una Regione da sola acquistasse dei vaccini autorizzati da Ema e Aifa andrebbero ripartiti tra tutti gli italiani». Anche Cartebollotta si è espresso sulla questione del vaccino russo: «Sputnik formalmente non ha ancora presentato domanda di approvazione all'Ema. L'Ema al momento sta facendo una revisione continua dei dati, ma per poterlo autorizzare alla commercializzazione deve ricevere un dossier completo dall'azienda produttrice, cosa che adesso non è ancora stata fatta. Il prodotto finora è utilizzato molto poco anche in Russia, viene esportato in alcuni Paesi che lo approvano per conto proprio. Dal punto di vista dell'approccio, se uno sceglie la linea europeista si deve attenere a quello che decide l'Ema, se invece si sceglie di fare per conto proprio, allora l'Aifa può fare le sue verifiche e poi decidere se autorizzarlo. Ma se è vero che stanno arrivando tutti gli altri vaccini, mi sembra una priorità non immediata - precisa - da questo punto di vista».
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