Politica e Sanità

apr192022

Vaccini Covid, Report Aifa: oltre 134 mila sospetti eventi avversi, l'82% non gravi

In Italia - tra il 27 dicembre 2020 e il 26 marzo 2022 - sono state 134.361 le segnalazioni di sospetta reazione avversa su un totale di 135.849.988 di dosi di vaccino anti Covid somministrate, pari a un tasso di segnalazione di 99 ogni 100.000 dosi, di cui l'82,1% riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. È quanto emerge dall'11esimo rapporto dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla sorveglianza dei vaccini anti Covid-19, relativo alle segnalazioni registrate nella Rete nazionale di Farmacovigilanza per i cinque vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso. I tassi di segnalazione relativi alla seconda dose - si sottolinea nel rapporto - sono inferiori a quelli relativi alla prima e ancora più bassi per la terza dose. La popolazione esposta alla quarta dose è ancora limitata. Le segnalazioni gravi corrispondono al 17,8% del totale, con un tasso di 18 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate. Come riportato nei precedenti rapporti, indipendentemente dal vaccino, dalla dose e dalla tipologia di evento, la reazione si è verificata nella maggior parte dei casi (72% circa) nella stessa giornata della vaccinazione o il giorno successivo e solo più raramente oltre le 48 ore.

I nuovi contagi Covid, intanto, sono sotto quota 20mila in Italia, a quota 18.380, ma con molti meno tamponi eseguiti. Il tasso di positività sale al 17,4%. Registrati altri 79 decessi, in calo. È stabile al 15% l'occupazione dei reparti di 'area non critica' da parte di pazienti Covid in Italia (un anno fa era al 36%) ma, nelle ultime 24 ore, cresce in 10 regioni: Abruzzo (al 23%), Basilicata (26%), Calabria (29%), Emilia-Romagna (15%), Marche (19%), Pa Trento (12%), Piemonte (11%), Toscana (14%), Valle d'Aosta (13%) e Veneto (11%). È stabile, in Italia, anche l'occupazione delle terapie intensive al 4% (un anno fa segnava il 36%) e nessuna supera oggi la soglia del 10%. Questi i dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 18 aprile 2022, che evidenziano, negli ultimi giorni, un andamento altalenante in molte regioni. Nel dettaglio, a livello giornaliero, l'occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di area 'non critica' da parte di pazienti con Covid-19 cala in 2 regioni o province autonome: Molise (14%) e Umbria (36%). È stabile nelle restanti 8. Sempre a livello giornaliero, l'occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cresce in 3 regioni: Basilicata (al 5%), Liguria (5%), Piemonte (4%). Cala in 4 regioni: Abruzzo (5%), Campania (5%), nella Pa Bolzano (2%), Umbria (3%). Mentre è stabile nelle restanti 14.

Si riaccende, inoltre, la discussione tra gli esperti circa l'obbligo della mascherina al chiuso, misura che dovrebbe essere discussa nella Cabina di regina del Governo per valutarne l'eliminazione dal primo maggio. «Chiediamolo al presidente del Consiglio se è giusto togliere l'obbligo della mascherina al chiuso, visto che si è beccato il Covid. Il concetto è che il dispositivo di protezione è uno strumento individuale prezioso che, seppure non ci protegga al 100% dall'infezione, comunque ci protegge parecchio. Ora pensare di togliere questa misura mi sembra più che una battaglia di libertà, una scelta miope e populista. Immaginare, con questa situazione epidemiologica, che toglierla possa essere un successo e un segno di normalità non mi pare sensato. La normalità ci sarà quando la pandemia si sarà spenta e non mi pare». Così all'Adnkronos Salute Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Dello stesso parere anche Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Sull'obbligo delle mascherine al chiuso «dovremmo capire che non conviene annunciare date precise sulla fine di questa misura. È difficile comprendere quello che potrà accade. Si parla - dichiara all'AdnKronos Salute - molto della data del primo maggio, ma mi sembra più un desiderio ma una realtà concreta. Io credo che le precauzioni vadano mantenute e un ragionamento si potrà fare sullo stop alle mascherine al chiuso quando i casi giornalieri torneranno sotto i 5mila casi al giorno. Il dispositivo di protezione non ha stagionalità, ma sotto questo dato avremmo maggiori garanzie di non incontrare così facilmente un positivo».
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