Politica e Sanità

mar92021

Vaccini Covid dal medico di famiglia, partite 12 Regioni ma da alcune resistenza a fare accordi. Ecco la situazione

Medici di famiglia protagonisti nella campagna vaccinale Covid-19. Ma non troppo. Il governo e le Regioni concludono accordi anche con 40 mila specializzandi. E, in attesa dell'arrivo delle farmacie, ferve come non mai l'attività di somministrazione nei centri vaccinali gestiti dalle regioni con i criteri dettati dalla Protezione civile e con il personale medico-infermieristico reclutato dal bando Arcuri. In Lombardia si è iniziato a vaccinare a tappeto i docenti nelle strutture regionali già adoperate per gli anziani e il personale sanitario. I medici di famiglia chiedono di capire ancora quale sarà il loro coinvolgimento.

Finora sono stati firmati con loro protocolli locali in Trentino, Emilia Romagna, Lazio e quasi a regime in Piemonte e Toscana. Fimmg lamenta ritardi soprattutto al Sud, e vorrebbe incontrare il nuovo Commissario straordinario per l'emergenza Francesco Figliuolo per capire cosa succede quando una regione non firma il protocollo locale o non si muove. In realtà, una rilevazione dello stesso sindacato attesta che, prima o dopo il protocollo nazionale, dodici regioni hanno firmato accordi con i medici di base: Emilia-Romagna e Trentino (dove si usa correntemente AstraZeneca), Piemonte e Toscana (dove invece i medici di famiglia sono per ora in prevalenza interessati su dosi di Pfizer e Moderna), Marche ed Umbria (dove i Mmg sono mobilitati sugli over 80), Lazio (dove questa settimana si va al ritmo di oltre 4000 vaccinazioni al giorno contro le 7000 al giorno negli hub vaccinali), Provincia di Trento. E poi ci sono Lombardia, Valle d'Aosta, Puglia, Basilicata e Calabria con accordi firmati ma non ancora operative. Là dove si procede, si naviga a vista sulla base dei vaccini disponibili e con dosi contate. Nello scegliere le categorie da convocare prima, ogni regione fa da sé ma i medici vorrebbero stabilire loro le priorità tra i pazienti.
Rispetto alle perplessità del segretario Fimmg Silvestro Scotti, le regioni del Sud hanno iniziato a firmare accordi negli ultimi giorni. L'accordo di venerdì 5 marzo in Puglia chiede di vaccinare in studio o nelle strutture le categorie successive ad operatori sanitari e over 80, cioè pazienti con problemi gravi immunitari, 70-79 enni, pazienti cronici, 55-69enni e infine gli altri, per ora con Pfizer o Moderna, euro 8,16 per singola dose. In Basilicata invece, dove l'accordo prevede 6,16 euro a somministrazione, la medicina generale è chiamata a vaccinare, per ora con Pfizer o Moderna, e nello stesso tempo a un'opera importante di comunicazione alla popolazione; l'accordo richiede un'organizzazione capillare, ma -a partire dai dettagli operativi- appare da perfezionare. «Avevamo firmato il 15 febbraio con la Regione ma ancora non è uscita la delibera relativa, si stanno ultimando le sedute con gli ultraottantenni. Che però non sono stati tutti vaccinati uniformemente. Alcuni attendono il richiamo, altri ancora in 19 comuni su 131 non sono ancora stati convocati per la prima dose», spiega Antonio Santangelo segretario Fimmg regionale.

«Il coinvolgimento della nostra categoria è partito a macchia di leopardo, spesso a supporto del personale Asl che sta completando i richiami sui cittadini sopra gli 80 anni. Problemi di copertura sono possibili soprattutto in aree di montagna, lontane dalle grandi strutture. Il nostro apporto è importante per tutte le categorie: in questa fase, curiamo la parte burocratica a 360 gradi a partire dalla scheda anamnestica. Pensavamo che saremmo stati coinvolti, per la seconda fase, nelle vaccinazioni di personale scolastico e forze dell'ordine, era anche scritto nell'accordo. Invece, la Regione ha iniziato a convocare queste categorie del pubblico nei centri vaccinali». Il leader Fimmg Scotti ha esplicitamente denunciato una certa resistenza di alcune regioni a siglare intese con i medici di famiglia. «In effetti a parole la parte pubblica dice di coinvolgerci, nei fatti aspetta», dice Santangelo. «Credo si debba principalmente a una mancanza di coordinamento da parte loro, e sono anche convinto che con l'arrivo costante delle dosi di vaccino, AstraZeneca in primis, molte cose nella distribuzione si appianeranno. Oggi ad esempio, attendiamo 3 mila dosi di Pfizer, siamo in effetti vicini a chiudere con gli over 80, poi in relazione al tipo di vaccino ci renderemo disponibili negli studi, per i vaccini che possiamo conservare con maggiore facilità, o in alternativa - con Pfizer e Moderna - nei centri vaccinali».
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