Politica e Sanità

feb172021

Vaccini Covid da Mmg, accordi diversi tra le Regioni. Il nodo degli spazi. Ecco come gestire

Le Regioni firmano accordi per le vaccinazioni anti-Covid con i medici di famiglia ma i sindacati di categoria sono spaccati, e non per i compensi. Mentre la bozza di convenzione nazionale è giunta nelle mani dei sindacati, che la stanno valutando (riconosce euro 6,16 ad immunizzazione con possibile maggiorazione fino a euro 9,24), più Regioni si sono portate avanti firmando accordi diversi uno dall'altro, alcuni a primo impatto vantaggiosi come il recente accordo laziale che inaugura dal 1° marzo le somministrazioni di vaccino Astra Zeneca negli studi per i nati tra 1966 e 1971. Compenso: 16.32 euro a inoculazione (prima dose più richiamo) cui si sommano 5 euro di premio superato il 60% di immunizzati: qualche euro in più che in Piemonte o in Lombardia. Ma solo Fimmg e Intesa hanno firmato, i nodi sono tanti: spazi per vaccinare, personale e "varie".

Le contingenze locali influenzano le trattative, tanto da far dire al segretario Fimmg Silvestro Scotti che il compenso va necessariamente trattato con le regioni: le tariffe dipendono dal modello organizzativo locale e localmente vanno decise. Tra le "varie" contingenze, annotiamo che in Toscana la trattativa, a detta di alcuni sindacati, è ingessata dal fatto che la Regione chiede di somministrare i vaccini Pfizer e Moderna. Nicola Marini segretario locale del Sindacato medici italiani sottolinea come servano "rigorosa programmazione dei tempi, del personale, adeguate strutture, rilevazione dei pazienti ad alto rischio, segnalazione di chi è incapace di raggiungere i centri vaccinali". In sintesi, si richiedono spazi più ampi. Non a caso, Marini ricorda come la circolare del Ministero della Salute per la sicurezza delle vaccinazioni contempli: punto di accettazione per consenso informato e registrazione, stanza di attesa, stanza di somministrazione, dove servono due operatori per vaccinare, e area di monitoraggio per osservare l'eventuale insorgenza di eventi avversi. Gli studi dei Mmg non sono abbastanza grandi. Sugli "spazi", Pierluigi Bartoletti segretario Fimmg Lazio, è netto: «Se io sono convenzionato con il servizio sanitario per contratto devo adempiere all'articolo 36 tra i cui requisiti rientrano sala d'attesa, servizi igienici, idonei illuminazione, aerazione, strumenti di ricezione delle chiamate». Ergo, una parte del triage si può fare a distanza, il resto in sala con l'attesa, il vaccino in studio, l'attesa di eventuali effetti collaterali di nuovo in sala. «Delle due l'una - dice Bartoletti - se uno studio non soddisfa i requisiti dell'articolo 36 non può essere convenzionabile; se li soddisfa è idoneo a vaccinare anche se posto all'interno di condomìni». Di conseguenza, ogni proposta dei sindacati di cambiare organizzazione rischia di svilire il ruolo del medico di famiglia e del suo studio nella campagna vaccinale.
Sulla gestione del paziente Covid in studio, peraltro, la medicina generale ha emanato linee guida sia con Fimmg sia con Assimefac, società scientifica di Smi. La convergenza è ampia con qualche sfumatura. Fimmg chiede di ammettere massimo un paziente in sala per ogni paziente in visita, Assimefac fissa un tempo tra una visita e l'altra di 30 minuti per preparare lo studio e suggerisce una distanza minima di 2 metri in sala d'attesa tra un paziente e l'altro. Il vaccino secondo i criteri di Bartoletti è fattibile. «Nessuno è a priori contro il vaccino anti-Covid in studio. Ma la situazione toscana è diversa dalla laziale», dice Nunzia Placentino, presidente Assimefac. «Ai medici toscani, senza concertazione, è stato chiesto di somministrare un vaccino da conservare a -80°C, e anche di mettersi a disposizione tra lunedì e venerdì, giorni in cui sono impegnati prioritariamente negli studi. Nulla è stato chiesto per i week-end quando invece la categoria sarebbe disponibile. E arriviamo agli spazi», prosegue Placentino (Assimefac ha appena licenziato una guida sulle buone prassi Covid-19 per il mmg, sarà presentata il 25 in una conferenza via zoom). «Tra controllo della febbre all'ingresso, raccolta anamnestica e del consenso informato, attesa, vaccinazione, monitoraggio dell'insorgere di effetti collaterali immediati e successivi, non serve solo investire in sanificazione e Dpi ma personale multidisciplinare: infermieri, collaboratori, front office. Come negli studi attrezzati, in genere associati e di aggregazioni. Nei piccoli paesi del Centro-Sud appenninico con pochi abitanti, ci sono piccoli studi siti in condomìni, con un medico titolare che si divide tra più sedi, e anche volendo buttare il cuore oltre l'ostacolo non può organizzarsi da solo. La Toscana, o la mia Puglia, esprimono entrambe le realtà e credo ogni regione dovrebbe tener presente il valore dell'interlocuzione».

Assimefac ha scritto al Ministro della Salute e al Parlamento europeo per la campagna vaccinale antinfluenzale ad aprile scorso, caldeggiandone l'anticipo e suggerendo l'estensione della platea vaccinale, come poi in effetti è stato. «Allo stesso modo consideriamo fondamentale il contributo che possono dare i medici di famiglia, veri protagonisti del territorio, alla campagna vaccinale anti-Covid, di ampia portata e complessa gestione», afferma Placentino. «Auspichiamo a tal fine un accordo con il ministero della Salute sulle modalità di coinvolgimento dei mmg nella somministrazione dei vaccini a tutti i cittadini italiani. Accordo che però sta tardando ad arrivare».

Mauro Miserendino
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