Politica e Sanità

feb162021

Vaccini ai medici, Asl in ordine sparso e rischio discriminazioni. Ecco perché

Il camice bianco "privato" si confessa su Facebook. "Mi hanno proposto il vaccino Astra Zeneca, ai colleghi del servizio pubblico hanno dato quello Pfizer. Io non mi sento protetto e ho detto no". Altri medici e dentisti che la pensano come lui non si sono vaccinati. Sul social parte un sondaggio. La maggior parte dei medici liberi professionisti intende rifiutare il vaccino AstraZeneca, destinato agli "under 55". «È un fatto che abbia livelli di protezione inferiori a quelli dei vaccini a mRna come Pfizer e Moderna», dice Paolo Mezzana, romano, chirurgo plastico e amministratore su Fb del gruppo Medici e Odontoiatri liberi professionisti per la vaccinazione Covid-19 di cui è anche tra i portavoce.

A Roma, dove sono partite le vaccinazioni ai senior con Pfizer, i 3 mila camici liberi professionisti sono in lista d'attesa in attesa che negli hub vaccinali si liberi un posto; altri, com'è successo a Roma, sono già stati vaccinati completando il richiamo. Una piccola parte non è stata però depennata, risultato: si sono visti chiamare una seconda volta. In tutta Italia medici ed odontoiatri liberi professionisti sono esasperati: hanno inviato i nominativi agli Ordini di riferimento, sperando di ottenere la vaccinazione in breve tempo. Ma solo in alcune realtà sono stati chiamati. E ora spesso si trovano a "competere" con la prima delle sette categorie a rischio decrescente individuate dal governo, gli over 80. Molti medici "privati" vedono decine di pazienti al giorno, di solito no Covid, per i quali gli ambulatori ospedalieri alle prese con il virus sono spesso "off limits". «Per i liberi professionisti tuttora non c'è un piano nazionale, con date e certezza di programmazione», denuncia Mezzana. «Il piano vaccinale predisposto dal commissario Domenico Arcuri lega il diritto vaccinale agli operatori sanitari, non specificando se pubblici o privati ma in base a successivi passaggi l'interpretazione fatta dalle regioni ha privilegiato gli operatori del Servizio sanitario, dove più dove meno. A loro volta le regioni in linea di massima hanno lasciato le Asl libere di organizzarsi. A inizio gennaio gli ordini hanno ottenuto dalle regioni l'ok ad inserirci nelle liste, ci hanno chiesto se aderivamo al vaccino, e c'è stata obiettivamente un'adesione fortissima. Hanno così redatto gli elenchi e li hanno spediti alle Asl».
«Il 16-17 gennaio dall'Asl Roma 1 sono partite le prime chiamate ai colleghi, hanno fatto il primo richiamo 700 su 13 mila, poi sono finite le dosi. Ai colleghi di altre zone, altre Asl della stessa città interpellate rispondevano invece di non aver ricevuto gli elenchi. Roma 2 ha iniziato a chiamare a random, le altre no. Sono seguite nostre varie sollecitazioni, senza risposte, e siamo tuttora bloccati. In una delle ultime chat una collega ci scrive di essersi sentita rispondere che i nomi di chi chiama vengono messi nella lista dei pazienti over 80 e se uno di questi non si presenta l'Asl chiama il sanitario libero professionista che però deve presentarsi nel giro di 2-3 ore, nell'ambito della stessa seduta, disdicendo eventuali appuntamenti di lavoro». Nel frattempo, è arrivato il vaccino Astra Zeneca. L'assessore alla sanità laziale Alessio D'Amato ha comunicato che entro febbraio questi medici saranno vaccinati tutti.

Ma Mezzana avverte: «Questo vaccino è per chi ha meno di 55 anni, migliaia di colleghi "over 55", ad alto rischio, non possono riceverlo e sono in attesa di conoscere il loro destino. I sanitari del Ssn inoltre sono stati immunizzati con vaccini che sviluppano maggiore protezione anticorpale. Però il rischio di contagiare e contagiarsi è identico sia nel Servizio pubblico sia nel privato, sia per i medici sia per gli odontoiatri. Noi - spiega Mezzana - chiediamo un'organizzazione più precisa e più uniformità nei comportamenti e tra i territori del nostro paese. Un insigne virologo come Roberto Burioni, che ci appoggia, dice che la vaccinazione è un obbligo, l'assegnazione di priorità a chi si vaccina è un problema politico. La trovo una constatazione amara, fra l'altro noi vogliamo vaccinarci, la "renitenza" - laddove c'è - sta manifestandosi più tra i camici del pubblico che tra chi ogni giorno si organizza il lavoro e gestisce il proprio rischio. E dimenticarci è tanto più grave in quanto quest'anno per i pazienti non infettivi il nostro apporto ha di fatto spesso integrato quello della medicina territoriale».

Mauro Miserendino
Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>