Politica e Sanità

ott102018

Un italiano su 10 è obeso. Manifesto chiede interventi urgenti contro lo stigma

In Italia ci sono 22 milioni di cittadini in sovrappeso (uno su 3) e 6 milioni di persone con obesità (una su 10). Più di un connazionale su 20 è diabetico (5,5%) e oltre il 66,4% di chi soffre di diabete di tipo 2 presenta anche sovrappeso o obesità. Numeri che si traducono in un costo annuo stimato in 9 miliardi di euro, secondo i dati dell'Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation 2017. Queste condizioni spesso alimentano uno stigma, rafforzato anche dalle convenzioni sociali - riflettono gli esperti - e dallo stereotipo indotto dalla rappresentazione mediatica, che finisce per condizionare la qualità dei pazienti. Diventa quindi fondamentale che «i media, le istituzioni, l''opinione pubblica e gli operatori sanitari adeguino il linguaggio e le immagini utilizzati sull'obesità e che la ritraggano in modo corretto e accurato, trattandola per quello che è: una malattia e non un problema estetico».

E' questo l'obiettivo del Manifesto promosso dall'Italian Obesity Network (Io-Net), presentato a Roma e sottoscritto da 10 tra società scientifiche e associazioni pazienti attive nel campo dell'obesità e della nutrizione, in occasione della ''Campagna nazionale di sensibilizzazione per la prevenzione dell''obesità e del sovrappeso'' promossa da Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica), che si celebra il 10 ottobre in 120 centri di dietetica in tutta Italia. Oltre 500 specialisti saranno a disposizione per colloqui gratuiti di informazione, consulenze nutrizionali e valutazioni del grado di sovrappeso. Il Manifesto, voluto da Io-Net e sottoscritto dalle società Amici Obesi Onlus, Adi, Milano Obesity Declaration, Siedp, Simg, Ibdo Foundation, Fo.ri.sie, Sio, Iwa, individua 4 azioni urgenti per contrastare lo stigma e tracciare una road map di 10 punti su cosa e come intervenire per affrontare la patologia in maniera integrata. Il documento verrà consegnato nelle prossime settimane all'attenzione delle commissioni ministeriali, regionali e alle aziende ospedaliere di tutto il territorio nazionale.

Le azioni prevedono: abbandonare l'uso di immagini negative e linguaggi inappropriati, utilizzando il termine "persone con obesità" e non "persone obese", ed evitare gli stereotipi e tenere il focus sulla gravità della malattia soprattutto nelle immagini a scopo informativo e divulgativo; combattere le discriminazioni sui luoghi di lavoro e il bullismo nelle scuole, implementando politiche e campagne di informazione che proteggano i dipendenti e gli studenti, con rispetto per la persona indipendentemente dal peso.

E ancora: attuare politiche governative a favore di una migliore disponibilità e accesso a cibo nutriente riducendo la commercializzazione di opzioni meno sane, introducendo protocolli di pianificazione che migliorino gli ambienti urbani, assicurino la pedonabilità e l'uso di spazi verdi e favoriscano più attività motoria; instaurare una relazione positiva, realistica e solidale tra medico e paziente, migliorando l'efficacia delle cure anche attraverso l'uso di un linguaggio appropriato come "alto Bmi" e "peso" preferibili a parole come "obeso" e "sovrappeso", anteponendo la malattia al paziente, usando espressioni come "hai l''obesità" al posto di "sei obeso".
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