Politica e Sanità

dic72017

Tirocinanti in Mg equiparati a specializzandi, al via maxi-ricorso per borse esigue

La formazione dei medici di famiglia è specialistica come quella degli specializzandi. Dunque avrebbero diritto allo stesso contratto, cioè oltre mille euro in più al mese con tanto di contributi, niente tasse, e in più l'assicurazione Rc dell'ospedale. Su queste basi il pool di avvocati di Consulcesi sta istruendo un maxiricorso al Tar con prima scadenza il 15 dicembre. L'azione, fra gli ex "triennisti", avrebbe già raccolto un migliaio di adesioni in poco più di una settimana. Non è il solo: anche sei giovani tirocinanti del Sindacato Medici Italiani in via sperimentale stanno preparando un ricorso patrocinati dall'avvocato Antonio Puliatti.

Tutto nasce da una direttiva dell'Unione europea, la 16 del '93, che pone la medicina generale come specialità. In teoria, spiegano dal pool di Consulcesi, possono ricorrere per il mancato pari trattamento da risarcire i medici entrati nel biennio (poi divenuto triennio) a partire dal 1993. Già da quell'anno per la richiesta risarcitoria gli avvocati ipotizzano si possa chiedere il "delta" rispetto al contratto specializzandi, attualmente di 26 mila euro annui. Lo stacco di circa 14-15 mila euro annui a ex tirocinante andrebbe moltiplicato per 2 anni fino al 2002 e per 3 dal 2003 -anno in cui il biennio divenne triennio. Moltiplicando per un numero teorico di mille medici a classe d'età per 24 anni si arriva a circa un miliardo di euro cui poi si deve sommare Irpef pagata indebitamente, e contributi ed assicurazione non versati. Ove il Tar desse ragione al ricorso dopo la vicenda degli ex specializzandi si aprirebbe un altro fronte di possibili ingenti risarcimenti. Bisogna peraltro dire che in Europa solo 18 stati equiparano i medici di famiglia nel post-laurea agli specializzandi con relativo contratto, tanto che la stessa Commissione Ue ha consigliato all'Uemo il sindacato europeo dei medici di famiglia di elaborare un'altra direttiva per ottenere il riconoscimento della specialità come "comune" che rinforzerebbe l'obbligo degli stati membri già esistente. «A maggior ragione con una direttiva che esplicita queste cose l'Italia sarebbe costretta ad applicare le regole, ciò non toglie -spiega l'avvocato Sara Saurini di Consulcesi - che quanto vale da oggi in poi non preclude la possibilità di far valere diritti pregressi adendo il Tar. E' la stessa Unione Europea ad aver riconosciuto il diritto che andiamo a chiedere con la direttiva 93/16, mai correttamente applicata nel nostro paese. La medicina di famiglia è specialità come le altre; per il Servizio sanitario è la chiave d'accesso alle altre specialità. In più, dal momento che la normativa non esiste, non decorre prescrizione e quindi si può ricorrere dall'inizio dell'applicazione delle regole Ue nel nostro paese». Per lo stato italiano si profila l'ennesima battaglia, «ma non ci si può astenere dal far valere propri diritti solo perché il legislatore con le sue inadempienze ha provocato una situazione "insostenibile", da cui per inciso può comunque cautelarsi legiferando in senso corretto».

«Siamo in sei appena usciti dal corso, abbiamo deciso di andare fino in fondo -spiega Marco Alise, già presidente di Smi Formazione - per assestare un colpo a una visione e a un sistema che ancora ci discriminano. Le scuole attualmente vengono abbandonate da chi, passato il test per entrare nel triennio, trova un posto da specializzando avendo anche passato l'altro test; il motivo? La borsa meno appetibile, ma in questo modo si va a fare medicina senza conoscere la medicina generale; del resto, anche il sistema d'insegnamento fa acqua, c'è disparità nella qualità dei corsi da una regione all'altra e nella stessa regione a fine corso nel curriculum gli studenti possono ritrovarsi uno con il tirocinio in Pronto soccorso alle spalle e un altro no. Sia questo ricorso anche un'occasione per ripensare il triennio».

Giuliana Arciello, già segretario Fimmg Formazione, ricorda: «Qualche anno fa ci rivolgemmo agli avvocati e ammisero che c'erano dei margini per far valere le nostre ragioni di fronte a un'anomalia tutta italiana, ma fin qui poco si è concretizzato. Parlando a titolo personale, il ricorso collettivo appare un'opzione da prendere seriamente in considerazione. Credo che moltissimi ci starebbero. Ciascuno di noi a suo tempo ha vissuto come una discriminazione il compenso dimezzato rispetto allo specializzando a parità di condizioni quali orari, tempo pieno, esclusività».


Mauro Miserendino
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