Politica e Sanità

giu122018

Tecnici al posto di medici, in Lombardia nel mirino modelli gestione continuità assistenziale. Rischio criticità

Medici sostituiti non da infermieri ma da tecnici asettici, operatori incaricati di smistare le chiamate dei pazienti. Obiettivo: ridurre le centrali operative di continuità assistenziale (Coca) e porre tutta l'attività di smistamento in campo a una centrale unica regionale dell'Agenzia Emergenza Urgenza regionale Areu, per perdere meno tempo possibile nelle chiamate. Ma l'idea della Regione Lombardia non è condivisa in modo uniforme da tutti i medici. A Milano c'è stata la protesta dei medici di continuità assistenziale per i sovraccarichi di lavoro che si generano con il nuovo modello. Da Pavia le perplessità sulla soppressione della locale Coca, sostituita dalla centrale unica di Milano, si concentrano -in particolare da parte del sindacato Snami- sul tema qualità dell'assistenza. «Ne risulterebbe molto diminuita», riflette il presidente Snami Pv Salvatore Santacroce. «Nel Pavese registriamo due notizie. Una buona: non saranno soppresse le postazioni di località periferiche "strategiche" come Robbio, Santa Maria della Versa, Siziano, Chignolo Po, Casteggio, Sannazzaro, ma se ne occuperà un tavolo tecnico. E una pessima: si vuol chiudere dopo agosto la centrale operativa che da 20 anni è un modello al servizio di questa grande provincia, e fa capo a un presidio operativo di 4-5 colleghi che smistano le chiamate ma conoscono gli utenti e, in quanto medici, sono in grado di risolvere determinati problemi al telefono con un consiglio oltre che a fare i triage e collegarsi al 118 per le urgenze. Questi colleghi verrebbero sostituiti da un servizio con base a Milano, di personale non medico esterno alla realtà pavese, non in grado di individuare le priorità cliniche: dovrebbe smistare le chiamate a medici già operativi, che però -specie in una provincia grande come la nostra - potrebbero sia aver difficoltà a evadere le domande, sia fisicamente a intervenire. Si rischia di aspettare a lungo al telefono prima di parlare con il medico, il pericolo che si vorrebbe scongiurare. Di certo i medici di CA avranno un carico di lavoro peggio organizzato».

Francesca Sardi medico di famiglia di Snami Pavia ha lavorato fino a pochissimo tempo fa nella centrale operativa dei medici pavesi, e si dice convinta che «vedremo delle criticità. Chi non opera sul campo prefigura soluzioni senza talora immaginare le situazioni in concreto. Noi oggi facciamo filtro, gestiamo e risolviamo almeno due chiamate su tre, anche con consulenze telefoniche. Se serve aiuto per capire la posologia di un farmaco o un consiglio di fronte a timori di effetti collaterali, noi ci siamo. Sui pazienti "noti" al servizio territoriale, l'esperienza del medico di centrale fa la differenza. Al contrario quando ci interfacciamo con l'esterno, ad esempio da casa di un paziente per il quale abbiamo chiesto l'intervento del 118 alla centrale operativa, può accadere di aspettare per via della linea telefonica satura. È capitato che da Pavia ricevessimo telefonate da utenti milanesi perché l'operatore della centrale là non rispondeva. Il problema delle attese al telefono tuttora è acuito dal sottodimensionamento del personale medico a Milano. Quando saremo sostituiti dal binomio operatore-medico in servizio, quest'ultimo potrebbe non essere in grado di offrire risposte, perché sarà in giro, magari molto lontano ad effettuare interventi lunghi, ad esempio un Tso. Inoltre, diversamente da noi, non avrà il pc a disposizione con il prontuario online a supporto per dare risposte all'utenza. Né avrà il programma che associa il paziente che ci chiama a una situazione sospetta in cui è opportuno farsi accompagnare per evitare di essere aggrediti. Simili servizi verranno meno: la centrale unica regionale non avrà il tempo per assicurarli».
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