Politica e Sanità

set122018

Sunshine act, Parlamento avvia Ddl su conflitto interesse tra medici e industrie

E' in ripresa alla camera dei deputati, alla XII Commissione Affari Sociali, la trattazione del Sunshine Act, il disegno di legge contrassegnato con il numero 491 (a prima firma del deputato M5S MassimoEnrico Baroni) che promuove una disciplina di totale trasparenza tra industrie farmaceutiche e produttrici di dispositivi medici, software sanitari e altre utilities e personale medico, sanitario, amministrativo. La proposta, mutuata da una analoga che è diventata legge negli Usa nel 2011 e ha ordinato la pubblicità delle transazioni superiori a 10 dollari in un registro online, riguarda in pieno anche le aziende sanitarie pubbliche e private. Il ddl propone di pubblicare in un Registro apposito del Ministero della Salute tutte le erogazioni in denaro o in beni-servizi-utilities a favore di soggetti operanti nel settore salute:

• superiori a 10 euro di valore unitario e 100 di valore annuale totale se operate da produttori di farmaci, medical device etc,

•superiori a 500 euro di valore unitario e 1000 di valore complessivo se effettuate da organizzazioni sanitarie (ospedali, Asl, Irccs, atenei, Ordine, sindacati, associazioni di pazienti, fondazioni).

Gli operatori del settore salute - sanitari ma anche amministrativi -dovranno a loro volta rendere pubbliche le relazioni di interesse consistenti nella partecipazione anche a titolo gratuito od onorifico a convegni, eventi formativi, comitati, commissioni, organi consultivi. Le imprese italiane ed estere (queste ultime tramite rappresentante locale) dovranno invece comunicare online al Ministero della Salute i nomi dei medici che abbiano azioni od obbligazioni o percepiscano da esse compensi per la cessione di brevetti. Entro 6 mesi dall'entrata in vigore del provvedimento, una volta approvato, il Ministero istituirà il Registro "Sanità trasparente" dove ogni 3 mesi sono pubblicati, aggiornati, i dati di imprese ed aziende sanitarie contenenti estremi, sede, codice fiscale, partita Iva ed eventuale numero di iscrizione all'Ordine degli operatori finanziati. Le sanzioni previste sono almeno in partenza:

• per la mancata comunicazione, 1000 euro più una multa pari a 20 volte l'importo dell'erogazione omesso;

•per la mancata comunicazione delle partecipazioni azionarie e a brevetti da 30 mila a 150 mila euro;

•per notizie false od incomplete una multa che va da 20 mila a 200 mila euro.

L'Italia non è la sola a legiferare in materia. Anche Francia e Portogallo hanno varato in questi anni una disciplina sui conflitti d'interesse, le situazioni in cui -secondo definizione del Comitato nazionale di Bioetica -l'interesse primario della salute della persona può essere influenzato dall'interesse secondario dell'operatore della sanità in un arricchimento o nel successo personale. Lo stesso Sunshine Act riprende aspetti già applicati nel codice deontologico di Farmindustria (punto 5, Trasparenza nei trasferimenti di valore); inoltre, i produttori europei di farmaci Efpia si sono dotati di un codice ampiamente citato nella relazione illustrativa, secondo cui i medici devono dichiarare il loro legame con l'industria del farmaco ogni volta che pubblicano un articolo o ne parlano. Non solo: alcuni produttori di peso internazionale già rendono pubbliche le erogazioni effettuate, e dal lato della Pubblica amministrazione dal 2013 il decreto trasparenza consente ai cittadini di chiedere, anche alle Asl, dati amministrativi che queste ultime non sono obbligate a pubblicare. Sul tema dei rapporti intercorrenti tra aziende produttrici e operatori sanitari va citato il Position paper del luglio 2018 del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri - Cipomo, pubblicato su BMJ, su321 oncologi ospedalieri e universitari (il 13% degli oncologi di ruolo italiani) il 62% dei quali dichiara pagamenti diretti dall'industria farmaceutica negli ultimi 3 anni.

Mauro Miserendino


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